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73^ MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA: I 10 film più attesi

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La 73^ Mostra del Cinema di Venezia a è alle porte e, mai come quest’anno, si prospetta una kermesse davvero incandescente. Alberto Barbera – direttore artistico, nuovamente confermato fino al 2020 – ha allestito un cartellone entusiasmante; il migliore (sulla carta) da quando è subentrato al timone del festival, al posto di Marco Müller. A differenza delle edizioni passate, in cui potevano più di un rimpianto per anteprime mancate di pellicole approdate, poi, a Toronto o a New York; stavolta, si può dire che (quasi) tutte le promesse sono state mantenute. Tra piccole e grandi produzioni hollywoodiane, sarà anche un’annata ricca di divi, che non mancheranno d’infiammare il red carpet. Ma al di là di questo aspetto, i film rimarranno, comunque, il fulcro della manifestazione. Dei 55 titoli che compongono la Selezione Ufficiale, ecco quali sono i 10 da tenere maggiormente d’occhio; con l’aggiunta di una menzione speciale ad un evento del piccolo schermo, fuori dalla competizione principale.

MENZIONE SPECIALE

THE YOUNG POPE (Episodi I e II) – Paolo Sorrentino

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L’Italia non porta grandi nomi di spicco, in questa edizione, e i riflettori sono tutti, inevitabilmente, puntati sul premio Oscar Paolo Sorrentino; di ritorno al festival che lo aveva lanciato con il suo primo lungometraggio, “L’Uomo in Più”. Nella sezione Fuori Concorso, il regista campano presenterà i primi due episodi diThe Young Pope”, ambizioso progetto per la televisione, co-prodotto da Sky, HBO e Canal +. Si tratta di una serie di dieci puntate – girata tra Roma, Venezia e Cinecittà – incentrata sulla figura del giovane e affascinante Lenny Belardo, noto come Pio XIII, primo papa americano della storia. Un personaggio impegnativo e importante, seppur inventato, che avrà il volto magnetico di Jude Law; affiancato da un nutritissimo cast internazionale, tra cui Diane Keaton, Silvio Orlando, Cécile De France, Javier Cámara e Ludivine Sagnier. Stando alle prime dichiarazioni rilasciate alla stampa, la serie affronterà argomenti complessi: dall’esistenza di Dio alla fede, dal potere del Vaticano ai conflitti interiori di un pontefice diviso tra responsabilità e vita privata. Chissà, quindi, se Sorrentino riuscirà a lasciare ancora una volta la sua inconfondibile impronta; così come aveva fatto ne “Il Divo” per la politica e nel suo capolavoro “La Grande Bellezza”, con i personaggi della suora e del cardinale interpretato da Roberto Herlitzka.

10. PLANETARIUM – Rebecca Zlotowski

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Parigi e gli anni Trenta. Il cinema e i fantasmi. “Planetarium”, di Rebecca Zlotowski, contiene una serie di elementi narrativi così affascinanti da inserirsi tra le pellicole da non sottovalutare per nessun motivo, pur essendo stata inserita Fuori Concorso. Co-produzione franco-belga – finanziata, tra gli altri, da Jean-Pierre e Luc Dardenne – è la storia di Kate e Laura Barlow, due giovani medium americane che si esibiscono nei locali della Parigi degli anni ’30. Abbagliato dal loro dono, André Korben, potente produttore cinematografico, decide d’ingaggiarle per un film particolarmente ambizioso; legandosi fortemente ad entrambe. A interpretare le due sorelle, un’inedita e promettente coppia d’assi: la bellissima Natalie Portman – che non lavorava con un regista francese dai tempi di “Léon”, di Luc Besson – e Lily-Rose Depp – figlia d’arte nata dalla relazione tra Johnny Depp e Vanessa Paradis. Mentre la Portman non ha bisogno di alcuna presentazione, sarà interessante vedere quanto la piccola Lily-Rose possa aver ereditato il talento dei genitori e del padre, soprattutto. Dal primo trailer apparso online, solo un paio di giorni fa, si nota una certa alchimia tra le due interpreti e la Depp non passa affatto inosservata; nonostante sia apparsa, finora, in soli cinque film. Lo script è firmato dalla stessa Zlotowski, insieme a Robin Campillo, già autore de “La Classe” e “Foxfire – Ragazze Cattive”.

9. THE BLEEDER – Philppe Falardeau

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Tra i premiati di questa 73^ edizione, ci sarà l’attore e cineasta Liev Schreiber, che riceverà il Persol Tribute to Visionary Talent Award, in occasione della presentazione, Fuori Concorso, di “The Bleeder”, di Philippe Falardeau. L’eclettico autore di “Ogni Cosa è Illuminata” – presentato a Venezia nel 2005 – ritirerà il premio insieme a Naomi Watts, sua compagna di vita, e co-interprete. Il film è la biografia di Chuck Wepner, venditore di alcolici del New Jersey, resistito per 15 round contro il più grande pugile di tutti i tempi, Muhammad Ali. Con una carriera sul ring durata dieci anni, Wepner si diede ad alcol, droghe e donne, tra successi e cadute che resero epica la sua esistenza. Un personaggio di rilievo – fonte d’ispirazione per il Rocky Balboa di Sylvester Stallone, icona dell’immaginario della boxe – che potrebbe dare una svolta alla carriera di Schreiber; candidato a 4 Golden Globes, ma mai ad un Oscar. L’anno scorso lo avevamo visto nel fortunato “Il Caso Spotlight” – anch’esso passato dal Lido e vincitore dell’Oscar al Miglior Film – in cui, però, aveva un piccolo ruolo, non candidabile per la statuetta. Il canadese Falardeau, invece, ha conquistato diversi premi, oltre a una nomination per Miglior Film Straniero agli Academy Awards, con il suo “Monsieur Lazhar”. E pare essere molto sicuro di “The Bleeder”, che definisce “un’opera su ascesa, caduta e redenzione: mitologia classica estremamente raccontabile. Non un film sul pugilato; solo uno che ha un pugile come protagonista”.

8. THE BAD BATCH – Ana Lily Amirpour

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Unica regista donna in Concorso – insieme all’italiana Martina Parenti, con il documentario “Spira Mirabilis” – Ana Lily Amirpour, statunitense, ma iraniana d’origine, è tra gli outsider di questa edizione. Un paio di mesi fa, usciva nelle nostre sale (con notevole ritardo rispetto al resto del mondo) “A Girl Walks Home Alone at Night”, suo folgorante lungometraggio d’esordio su una donna vampiro – pieno zeppo di citazioni al cinema americano e ai western di Sergio Leone – con un’estetica e uno stile davvero invidiabili. Selezionata da Alberto Barbera, “The Bad Batch” è la sua opera seconda, presentata come una feroce fiaba distopica. In una landa desolata, nel bel mezzo del Texas, vive una comunità di cannibali, con regole di sopravvivenza ben stabilite. Tutto sembra procedere nella normalità, finché tra due di loro non sboccia l’amore. Il cast vanta la presenza di due star del calibro di Jim Carrey – assente da un paio d’anni dal grande schermo – e Keanu Reeves, al fianco di Jason Momoafuturo Aquaman per il comic movie di Zack SnyderJustice League” – Diego Luna, Giovanni Ribisi e la giovane Suki Waterhouse. Un film che potrebbe riservare non poche sorprese ed essere un’ulteriore conferma per questa talentuosa autrice del cinema indie.

7. HACKSAW RIDGE – Mel Gibson

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A 10 anni di distanza da “Apocalypto”, il vincitore di 2 Oscar Mel Gibson torna alla regia e partecipa – per la prima volta in queste vesti – alla Mostra, Fuori Concorso, con il dramma bellicoHacksaw Ridge”. Co-prodotto tra Stati Uniti e Australia, con un budget di $ 53.000.000, il film è la storia vera del soldato Desmond Doss, primo obiettore di coscienza, che salvò 75 uomini durante la Seconda Guerra Mondiale e fu, in seguito, insignito della Medaglia d’Onore del Congresso. Gibson si è detto sbalordito, una volta venuto a conoscenza della vicenda di Doss, e ha affermato: “Desmond è una persona assolutamente comune, che ha fatto cose straordinarie. In uno scenario cinematografico straripante di “supereroi” inventati, ho pensato che fosse il momento di celebrarne uno vero”. E, sarà un caso, ma a dargli volto è proprio l’ex Spider-Man Andrew Garfield, che, smessi i panni dell’Uomo Ragno, potrebbe guadagnarsi una prima nomination agli Academy Awards – con questo intenso ruolo oppure con quello nell’imminente “Silence”, di Martin Scorsese. Pensando a pellicole come “Braveheart – Cuore Impavido” e “La Passione di Cristo”, Gibson potrebbe davvero essere il regista giusto per raccontare un altro grandioso personaggio come questo.

6. JACKIE – Pablo Larrain

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Una delle sorprese inaspettate del programma è stata l’atteso biopicJackie”, di Pablo Larraín, aggiunto all’ultimo minuto nel Concorso e previsto nelle sale, fino a poco tempo fa, solo per il 2017. Evidentemente, il regista cileno è riuscito a stringere i tempi e la cosa non stupisce, dato il periodo molto prolifico della sua carriera. Lo scorso Maggio era al Festival di Cannes, per l’anteprima mondiale di “Neruda” – altra pellicola a sfondo biografico sul poeta Premio Nobel Pablo Neruda – e qualche mese prima abbiamo potuto apprezzare nelle sale italiane il suo precedente film, “Il Club” – aspra e disturbante critica alla Chiesa e alla sua istituzione. “Jackie”, che lo vedrà concorrere per il Leone d’Oro è un ritratto di Jacqueline Kennedy, concentrato sui dolorosi giorni che seguirono all’assassinio del marito e presidente americano John Fitzgerald Kennedy. Inizialmente, Darren Aronofsky avrebbe dovuto occupare la cabina di regia, con Rachel Weisz a vestire i panni della First Lady. Entrambi hanno, poi, abbandonato il loro rispettivo ruolo. Aronofsky è rimasto nel cast tecnico come produttore e la parte dell’iconica protagonista è andata a Natalie Portman, che proprio grazie a “Il Cigno Nero” del cineasta newyorkese – film d’apertura di Venezia 67. – ha conquistato il suo primo Oscar. Sarà la volta della seconda statuetta?

5. NOCTURNAL ANIMALS – Tom Ford

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Può un fashion designer affermato in tutto il mondo mettersi dietro la macchina da presa, conquistando pubblico e, soprattutto, critica? Tom Ford ci è riuscito. Tutto è iniziato proprio in Laguna, alla Mostra numero 66, dove ha presentato la sua prima opera da regista, “A Single Man”. Il riscontro è stato immediato e non sono mancati i premi: Queer Lion per la miglior pellicola a tematica LGBT, Coppa Volpi, e conseguente nomination agli Academy Awards, per il protagonista Colin Firth. A sette anni di distanza, Ford torna in Concorso conNocturnal Animals”, produzione Universal Pictures da $ 20.000.000, con un super cast: Jake Gyllenhaal, Amy Adams, Isla Fisher, Aaron Taylor-Johnson, Michael Shannon, Laura Linney ed Armie Hammer. Tratto dal romanzo “Tony & Susan”, di Austin Wright, il film è diviso in due parti: nella prima, Susan, gallerista d’arte, è ossessionata da un manoscritto ricevuto dal suo ex marito, che lei interpreta come un segno di possibile minaccia; nella seconda, viene raccontata la storia del manoscritto, in cui Tony, un uomo in vacanza con la famiglia, vive tragiche disavventure. Con un plot così fosco e intriso di mistero, non possiamo che aspettarci, nuovamente, grandi atmosfere, come quelle ricreate nel lungometraggio d’esordio dello stilista texano. E la presenza dei fedeli collaboratori Abel Korzeniowski – compositore delle musiche – e Arianne Phillips – costumista – aumentano le probabilità di un suo nuovo possibile successo.

4. THE LIGHT BETWEEN OCEANS – Derek Cianfrance

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Sono una delle coppie dello star system più chiacchierate del momento e a Venezia 73. calcheranno insieme il tappeto rosso, per presentare, in Concorso, il film che li ha fatti innamorare. Parliamo di Michael Fassbender e Alicia Vikander, protagonisti di “The Light Between Oceans”, di Derek Cianfrance; alla sua prima volta alla kermesse lagunare. Il festival ha già portato fortuna ad entrambi: lui, vincitore della Coppa Volpi per “Shame”, nel 2011; lei, in competizione, lo scorso anno, con “The Danish Girl”, con cui ha vinto l’Oscar come Miglior Attrice non Protagonista. Nel film – adattamento del romanzo “La Luce sugli Oceani”, di M. L. Stedman, ambientato in una remota isola australiana – i due sono una coppia sposata desiderosa di un bambino, la cui vita viene sconvolta il giorno in cui trovano su una spiaggia una barca con un morto e una neonata, che decideranno di crescere come loro figlia. Le prime immagini dei vari trailer rilasciati online, promettono una storia intensa, di grandi emozioni e altre due performance dei due interpreti potenzialmente notevoli; a cui si potrebbe aggiungere anche quella, altrettanto di rilievo, di Rachel Weisz, anch’essa nel cast. D’altro canto, Cianfrance – che ha anche scritto la sceneggiatura – non è nuovo ai turbamenti dell’amore che muta negli anni e a quelli legati alle problematiche familiari e filiali, come dimostrano lo struggente “Blue Valentine” e il tragico “Come un Tuono”. Mettiamoci comodi, quindi, e teniamo pronti i fazzoletti.

3. ARRIVAL – Denis Villeneuve

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Dopo l’exploit planetario di “Gravity” – che aprì Venezia 70., Fuori Concorso, per poi vincere ben 7 Oscar – un altro grande sci-fi d’autore si prepara a sbarcare alla Mostra, addirittura in Concorso. S’intitola “Arrival” ed è l’ottavo lungometraggio di Denis Villeneuve, colui che, un po’ di tempo fa, è stato scelto per dirigere il sequel di “Blade Runner”, in fase di riprese e ancora senza titolo. La protagonista Louise Banks, interpretata da Amy Adams – presente con due pellicole al festival – è un’esperta di linguistica incaricata dall’esercito americano di comunicare con una razza aliena giunta sulla Terra, allo scopo di conoscerne le intenzioni e prevenire un’eventuale guerra. Ad aiutarla nell’impresa, un team composto da Jeremy Renner, Forest Whitaker e Michael Stuhlbarg. L’imprevedibilità del confronto tra esseri umani ed extraterrestri ha ispirato una miriade di film, alcuni dei quali sono divenuti dei veri e propri cult: da “Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo” a “E.T. – L’Extraterrestre” di Steven Spielberg, passando per “Alien”, di Ridley Scott. Tematica già vista, dunque? Potrebbe essere. Ma l’approccio visivo e contenutistico appurato dai trailer sembra davvero d’impatto e fa pensare a qualcosa di completamente nuovo. Vedremo quanto il soggetto “Story of Your Life”, da cui è stata sviluppata la sceneggiatura, si rivelerà promettente per il canadese Villeneuve. Dopo “Prisoners” e “Sicario”, possiamo dire che il talento registico non gli manca di certo.

2. LA LA LAND – Damien Chazelle

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In due recenti edizioni della Mostra, i film d’apertura hanno ottenuto standing ovation tali da accompagnarli fino alla serata degli Oscar, dove hanno fatto incetta di premi. Anche quest’anno sembrano esserci le stesse premesse, per una pellicola che vuole essere un omaggio ad uno dei generi più premiati dai giurati degli Academy Awards, il musical. Stiamo parlando di “La La Land”, scritto e diretto da Damien Chazelle, giovane promessa del cinema – classe 1985 – che ha sbalordito tutti, due anni fa, con “Whiplash”, piccolo grande gioiello, acclamato da critici e spettatori e vincitore di 3 Oscar. Il film con cui partecipa, per la prima volta, al concorso veneziano, è la storia di Mia, aspirante attrice e di Sebastian, appassionato musicista jazz, che s’innamorano nella Los Angeles dei giorni nostri, mentre tentano d’inseguire ciecamente i propri sogni. A detta di Chazelle, si tratta di “un musical sugli artisti, i sognatori e le difficoltà di conciliare le proprie ambizioni con i problemi della vita reale”. Ed è proprio un’aria sognante e dai colori vagamente retrò, quella che si respira nelle immagini dei primi due trailer rilasciati, in cui si possono cogliere piccoli rimandi a capolavori del genere: da “Cantando Sotto la Pioggia” a “Un Americano a Parigi”, fino al più recente “Moulin Rouge!”. Mentre, in sottofondo, scorrono le note di due canzoni originali, scritte dal compositore Justin Hurwitz e cantate dai due protagonisti, Ryan Gosling ed Emma Stone. Due degli attori più richiesti della loro generazione, che recitano insieme e in coppia per la terza volta, dopo “Crazy, Stupid, Love” e “Gangster Squad”.

1. VOYAGE OF TIME: LIFE’S JOURNEY – Terrence Malick

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Ci sono registi e registi. E poi ci sono Maestri che segnano indelebilmente la storia del cinema con i loro indimenticabili film. Lui è uno di questi. Con 10 film all’attivo – di cui uno in fase di riprese – in 43 anni – e 3 candidature agli Oscar, Terrence Malick torna in Concorso alla Mostra del Cinema con la sua opera più ambiziosa, una delle più attese dell’anno,Voyage of Time: Life’s Journey”. Ingabbiandolo in un genere preciso, dovremmo dire che si tratta di un documentario; ma lo stesso Alberto Barbera ha affermato, durante la conferenza stampa di fine Luglio, che ciò sarebbe riduttivo. Lui stesso, ha parlato, invece, diun grande film visionario, che osa fare qualcosa che nessuno aveva mai fatto prima: raccontare la genesi dell’Universo”. Ciò che avevamo visto nella sequenza della Creazione, nel capolavoro “The Tree of Life”, era solo una parte del materiale a cui Malick lavorava dal 1979 e che solo oggi, dopo quasi quarant’anni, sta vedendo la luce. Ma “Voyage of Time” si spinge oltre i quattordici miliardi di anni dell’universo conosciuto. Guarda al passato, ma anche al presente e al futuro. Cosa ne sarà della Terra e dell’Uomo? Come in ogni sua pellicola, non potremo che porci parecchi interrogativi sull’Esistenza e il senso della Vita, oltre a meravigliarci davanti al miracolo della Natura, che, secondo le parole del Maestroè un continuo inizio, una nascita senza fine”. Il capitolo aperto nel 2011 con “The Tree of Life”, ha, finalmente, un seguito e una sua conclusione. Prodotto da Plan B Entertainment, il film avrà due versioni: la prima, di 40 minuti, per le sale IMAX, narrata da Brad Pitt; la seconda – che vedremo a Venezia – di 90 minuti, in formato 35 mm, con la voce di Cate Blanchett.

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