2016, REVIEWS

LE STAGIONI DI LOUISE – Le Stagioni della Vita

2 minuti di lettura

15326062_1420833717941784_7482197290777733618_o

L’estate è finita e l’ultimo treno della stagione è partito dalla località balneare di Biligen, lasciandosi dietro l’anziana signora Louise.louise-en-hiver-3 Rimasta completamente sola nella città, ormai, deserta, Louise affronta la condizione di solitudine come una sfida, nell’attesa e nella speranza che la sua famiglia venga a riprenderla.

Dopo il passaggio all’11a Festa del Cinema di Roma, è arrivato questa settimana nelle sale “Le Stagioni di Louise”, nuovo lungometraggio del maestro dell’animazione Jean-François Laguionie, vincitore della Palma d’Oro a Cannes, nel 1978, con il corto “La Traversée de l’Atlantique à la Rame”. Con l’utilizzo di uno stile louise-en-hiver-jean-francois-laguionie-2016-04grafico dai tratti delicati – costituito, prevalentemente, da disegni a matita e acquarelli dai colori pastello – il cineasta francese c’introduce nel racconto introspettivo di una donna caparbia, ma non del tutto risoluta.

Il personaggio di Louise appare, inizialmente, come una versione femminile di Robinson Crusoe (che il regista cita in modo palese). Con l’evolversi degli eventi, invece, capiamo che il film intraprenderà una strada ben diversa rispetto a quella della classica storia di sopravvivenza. louise-en-hiver-2Quello a cui prendiamo parte, infatti, è un viaggio interiore e introspettivo in cui la protagonista entra in contatto con il proprio “io”, rovistando tra ricordi e sensazioni più intime dell’inconscio. Dal canto suo, Laguionie sceglie di raccontare tutto ciò optando per un registro onirico e straniante, dove realtà e sogno – come presente e passato – si confondono.

E’ così che troviamo Louise a fare amicizia con Pepe, un vecchio cane con il dono della parola, e a dialogare con il cadavere di un soldato morto durante la guerra, quando lei era ancora una ragazzina. La louise-en-hiver-02osserviamo mentre si diverte a flirtare con due giovani corteggiatori o quando è costretta dalla madre a stare in campagna dalla nonna. Ma non mancano i momenti in cui la fantasia prende una posizione dominante all’interno della narrazione e il regista costruisce delle sequenze che sembrano dei chiari riferimenti a Lewis Carroll e, nello specifico, adAlice nel Paese delle Meraviglie”. Come quella in cui la nostra eroina si trova sotto processo, giudicata da un tribunale di animali (nel senso letterale del termine) tumblr_o8amyndlfa1rb1rgoo6_1280che vuole punirla a tutti i costi e, addirittura, “tagliarle la testa”.

Lo scorrere delle stagioni, una dopo l’altra, senza cambiamenti, non è altro che una metafora della condizione di vecchiaia (definita “vecchiezza” dai parenti di Louise), della circolarità della vita e della ripetitività del quotidiano, tipica di chi ha raggiunto un’età in cui tutto sembra uguale ed è sempre più difficile scoprire (e provare) qualcosa di completamente nuovo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi