2017, REVIEWS

THE MOST BEAUTIFUL DAY – Alla Ricerca del Giorno Più Bello

2 minuti di lettura

16463781_10154534736749753_5850746579422146382_o

Florian David Fitz è un attore tedesco che si è ritrovato più di una volta, contemporaneamente, nei panni d’interprete, regista e sceneggiatore di uno stesso lungometraggio. Uno Xavier Dolan tedesco? Non esageriamo; ma c’è da ammettere che questo bel quarantaduenne non se la cava, poi17492748_10154713283004753_1787528768423336032_o, così male in questa triplice veste.

Per accertarvi di questa affermazione, potete andare al cinema a vedere “The Most Beautiful Day – Il Giorno Più Bello”, sua opera seconda, campione d’incassi in Germania e da pochi giorni nelle sale italiane. Per rendere brevemente l’idea di che tipo di film stiamo parlando, potremmo descriverlo come una miscela, in equilibrio stabile, diQuasi Amici” e “Colpa delle Stelle” – altri due successi di botteghino, uno francese e uno americano.

I protagonisti sono Andi e Benno, due trentenni malati terminali che, dopo essersi conosciuti16112681_10154498489244753_974377038655764474_o nella clinica in cui sono ricoverati, decidono di darsi alla fuga, intraprendendo insieme un lungo viaggio in macchina alla ricerca dell’ultimo più bel giorno delle loro vite. Ci ritroviamo, quindi, una coppia di uomini che – messi l’uno accanto all’altro dal destino, alla fine dei loro giorni – cercano di assaporare e godere di ogni attimo che possono strappare alla morte.

Nonostante la tragica premessa, il film è una commedia, che si muove tra gag comiche – pronte a smorzare la devastante situazione che i due stanno 17630124_10154697883639753_6963774407229111334_nvivendo – e momenti più profondi ed emotivi. Fitz – che presta il volto a Benno – è, forse, più a suo agio con la macchina da presa che con la scrittura; ma dà alla pellicola una grazia e una delicatezza d’insieme che rendono maggiormente empatica la vicenda. Ad affiancarlo, nel ruolo di Andi, c’è Matthias Schweighöfer, altro attore tedesco, che ha avuto anch’esso esperienze di regia e sceneggiatura.

Tra i due protagonisti scatta una complicità tipica del “buddy movie”, attraverso cui s’instaura un forte16587283_10154550964109753_3428797459060641332_o rapporto d’amicizia tra due personalità piuttosto differenti: una più forte e l’altra più debole, una più pragmatica – che non si perde d’animo ed è sempre in grado di far fronte alle difficoltà – e l’altra più sensibile – facile alla tristezza e alla malinconia, che si fa prendere dallo sconforto davanti a un qualunque problema. In più, tra Andi e Benno, si percepisce – da alcune scelte narrative – anche una certa e palpabile tensione omoerotica, che da un tocco di originalità alla storia e al contesto.

Ma la cosa più interessante del loro percorso 16665001_10154569264029753_6716693949924081842_oon the road è la costante preoccupazione di dover lasciare qualcosa di sé al mondo, prima di abbandonarlo definitivamente. E’ così che Andi – preso dalla smania dei social network e della visibilità virtuale – decide, insieme a Benno, di registrare un video-diario di viaggio, da mandare in onda su un canale YouTube, per poter essere visti e ricordati da quante più persone possibili, seppur del tutto sconosciute. Una riflessione intelligente e più che mai pertinente, nell’epoca in cui, purtroppo, la popolarità 16142207_10154515442964753_2000244269388054525_ne il valore di un essere umano si misurano, sempre più, attraverso i “like” o i “followers.

Nel bel mezzo di questo arguto e amaro rimando alla società di oggi, non mancano, però, tanti stereotipi e luoghi comuni. Augurandoci che Fitz possa liberarsene nei suoi prossimi film, possiamo dire che, in questo caso, sia riuscito a lasciare qualcosa, proprio come hanno fatto i personaggi della sua pellicola.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi