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ANIMAVI’ 2017: Interviste al direttore artistico Simone Massi e al regista Nico Bonomolo

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Si è inaugurata ieri, a Pergola, la seconda edizione diANIMAVI’” – Festival Internazionale del Cinema d’Animazione Poetico. In un susseguirsi di proiezioni e incontri ravvicinati, la manifestazione – che si concluderà domenica – prevede una gara tra 16 cortometraggi animati, provenienti da tutto il mondo. A scegliere i titoli selezionati, è stato il direttore artistico Simone Massiex-operaio di origine contadina, nato proprio nel comune marchigiano in un cui si svolge la kermesse, che si è ritrovato ad essere uno dei più importanti illustratori e autori di corti animati italiani. Ecco cosa ha dichiarato a CINEMADIPINTO, durante una breve intervista.

Autoritratto di Simone Massi

Cosa significa per te – a livello personale e professionale – dirigere un festival di cinema d’animazione poetico, proprio nel tuo paese d’origine?

La mia è una direzione assolutamente anomala e scanzonata. Sono il primo a dire che non sono un vero direttore artistico; cerco di dare un’impronta, ecco tutto. Per il resto, sono contento di poter fare qualcosa per il mio paese e l’attenzione e la partecipazione che si sono create intorno ad Animavì sono motivo di stimolo per portare avanti questo progetto, che all’inizio appariva come folle.”

Quali sono – secondo il tuo punto di vista di direttore artistico – i punti di forza di questa seconda edizione e le differenze rispetto alla prima?

Il punto di forza credo sia l’idea di festa: un clima da sagra – con gli ultimi contadini messi di fianco ad autori di fama nazionale ed internazionale – e, sullo sfondo, la cornice dei palazzi del centro storico e delle colline. E poi, la libertà di espressione delle persone chiamate sul palco a raccontarsi – ognuno come può e con quello che ha – perché con gli anni mi sono persuaso del fatto che la poesia può essere scritta nei libri come nelle persone. Le differenze, invece, stanno nell’ampliamento del programma, che si è arricchito molto e che partirà dal pomeriggio, costringendomi a controllare di continuo l’orologio; perché non vogliamo rinunciare a nulla, ma nemmeno finire alle due di notte.

Com’è nato il progetto di realizzazione della sigla e dei manifesti della Mostra del Cinema di Venezia e che tipo di esperienza lavorativa ha rappresentato per te?

Quando mi è stato chiesto – dopo 18 anni di carriera – di realizzare la sigla e i manifesti della Mostra del Cinema di Venezia, sono stato contento; felice che gli organizzatori di un festival, tanto grande e importante, avessero pensato a me. Ho superato la preoccupazione concentrandomi sul lavoro, dicendomi che se mi avevano cercato, era per quello che avevo fatto e che sapevo fare. Ho fatto il mio meglio, tenendo conto, naturalmente, di suggerimenti e indicazioni; perché si trattava pur sempre di lavori su commissione e, in questi casi, saper ascoltare e mettersi da parte è perfino più importante del mostrarsi e del saper disegnare.

Tra gli appuntamenti importanti di domani, ci sarà anche la presentazione diConfino“, di Nico Bonomolo. Realizzato con una tecnica di disegno in bianco e nero e ambientato in Sicilia, nel periodo fascista, il film è la storia di un artista di ombre cinesi, che viene confinato su un’isola per aver preso in giro Mussolini, durante una sua esibizione. CINEMADIPINTO ha fatto alcune domande anche al regista e sceneggiatore – di origini siciliane – che, con quest’opera, sarà l’unico italiano a contendersi il Bronzo Dorato.

Nico Bonomolo

Confino” è già stato presentato a diversi festival e ha vinto anche dei premi. Come vivi la partecipazione in concorso ad Animavì 2017?

Quella ad Animavì è una partecipazione più particolare; più preziosa, se vogliamo. Si tratta un festival che nasce con l’intento di promuovere un tipo di cinema animato, che esula dalla destinazione commerciale e pone l’accento, appunto, sull’aspetto poetico. Una caratteristica che trascende dai vari generi e tocca, direttamente, le corde dell’emozione, dell’intelletto.

animavì confino

Cosa rappresenta per te, e per la tua carriera, essere stato selezionato tra gli autori di corti animati che potrebbero arrivare alla cinquina degli Oscar 2018?

Tecnicamente, è meglio dire che sono eleggibile, non selezionato: il premio che “Confino” ha ottenuto al Santa Barbara Film Festival lo ha reso eleggibile, appunto, alle selezioni, che avverranno subito dopo la fine di settembre. Quanto alla domanda, sinceramente, non ci credo molto. Vincere un Oscar, o solo ottenerne la nomination, sono eventi così forti – e capaci di cambiare la tua vita – che mi sembrano troppo per un autore come me, che lavora in modo autonomo, nella casa di un piccolo centro siciliano come Bagheria. E’ pur vero, però, che “Confino” ha vinto in uno dei più importanti festival della California… Staremo a vedere!

Al di là dei riferimenti al periodo storico, c’è qualcosa di fittizio, reale o, addirittura, autobiografico che ti ha ispirato nello scrivere la storia del tuo corto?

Penso proprio di sì. Capita, anche inconsapevolmente, di riversare del tuo nella storia che racconti. Nel caso di “Confino“, posso dire che l’isolamento coatto che vive il protagonista della storia è, probabilmente, la conseguenza di un distacco che mi ha molto segnato nel periodo di scrittura e produzione del film.

Confino di Nico Bonomolo Italia

Il protagonista si riscatta dalla solitudine e dalla prigionia grazie alla sua arte. Credi che l’arte possa essere una forma di redenzione e salvezza per l’uomo?

Senza ombra di dubbio. L’arte, in ogni sua forma, può cambiare la vita di un artista – anche in peggio, in realtà – e, a livelli più alti, intere generazioni. L’arte è uno straordinario strumento di affermazione di verità non direttamente visibili, ma che condizionano la nostra vita. L’arte, quella vera, naturalmente; non quella del sistema dell’arte – un mondo costellato di sottovalutazioni e sopravvalutazioni che derivano dalle pessime logiche speculative di chi fa parte di quel sistema.

La derisione che l’artista esprime verso Mussolini, nel suo spettacolo, sembra quasi una forma di satira che viene censurata. Pensi che si possa dire tutto attraverso l’arte o che ci debbano essere dei limiti nella libertà di espressione?

La libertà di espressione è – e resta – un valore fondamentale, che non può mai essere limitato. Quando ciò avviene, il passo verso l’autoritarismo è brevissimo e molto pericoloso. Certo, a leggere le idiozie che spuntano come funghi sui social network, qualche interrogativo su un’eventuale regolamentazione sorge spontaneo.

Confino di Nico Bonomolo Italia 3

Per avere ulteriori info su “ANIMAVI’” e per scoprirne il programma completo, potete consultare il sito ufficiale, all’indirizzo www.animavi.org.

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