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MOSTRA DI VENEZIA 2017: I 10 FILM PIU’ ATTESI

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La 74° Mostra del Cinema di Venezia è ai nastri di partenza. Da mercoledì, si riaccenderanno le luci sul red carpet del Palazzo del Cinema – spogliato, stavolta, della sua usuale scenografia – e, anche quest’anno, non saranno poche le star che vi sfileranno.

La prima novità dell’edizione 2017 sarà l’insediamento del primo madrino – o padrino, per i più tradizionalisti – della storia del festival. A condurre le cerimonie di apertura e chiusura non sarà, infatti, una donna in abito lungo, ma un uomo di bella presenza di nome Alessandro Borghi. Scelto appositamente da Alberto Barbera, il lanciatissimo attore romano aveva colpito tutti, al Lido, con la sua performance in “Non Essere Cattivo” (2015), del compianto Claudio Caligari. Da quel momento in poi, è iniziata l’ascesa che lo ha reso uno degli interpreti italiani più richiesti della sua generazione.

Dopo Michael Fassbender e Alicia Vikander e Liev Schreiber e Naomi Watts – a cui il festival non deve aver portato molto bene – ci saranno altre coppie hollywoodiane – nella vita o sullo schermo – a far salire il tasso di glamour della manifestazione: Javier Bardem e Penélope Cruz; Jennifer Lawrence e Darren Aronofsky; Robert Redford e Jane Fonda, che riceveranno il Leone d’Oro alla Carriera; George Clooney con la moglie Amal e prole. I fan della passata generazione – e non solo – potranno, invece, attendere all’imbarcadero dell’Hotel Excelsior steel ladies del calibro di Helen Mirren, Judi Dench, Charlotte Rampling e iron gentlemen come Michael Caine e Donald Sutherland.

Ma veniamo ai film. Il programma che ci aspetta è ricco di allettanti prelibatezze alla portata dei gusti di ogni cinefilo. Di 21 pellicole in Concorso, 4 sono di casa nostra e ben 7 – di cui uno in co-produzione con il Regno Unito – parlano americano. Sappiamo bene che negli ultimi anni la presenza di produzioni USA in Laguna è largamente aumentata e ciò è dovuto anche al cosiddetto effetto Oscar; che dopo la scorsa edizione, soprattutto, ha conferito alla Mostra una responsabilità involontaria non indifferente.

Come ogni anno, ci sono delle opere che avremmo voluto vedere in Sala Grande e che, invece, sono mancate all’appello. Tra queste, spiccano i nuovi lungometraggi di Terrence Malick (“Radegund“), Xavier Dolan (“The Death and Life of John F. Donovan“) e Paul Thomas Anderson (tuttora senza titolo) – che, probabilmente, non erano ancora ultimati – e altri come “Wonder Wheel“, di Woody Allen, “Last Flag Flying“, di Richard Linklater, “Darkest Hour“, di Joe Wright e “Submergence”, di Wim Wenders – che avranno, invece, la loro prima mondiale in altre kermesse cinematografiche autunnali.

Riguardo alla polemica su Netflix – nata lo scorso Maggio al Festival di Cannes – Barbera aveva, già, affermato di essere di altre vedute, rispetto a Thierry Frémaux, e a conferma di ciò ha inserito nel cartellone “Our Souls at Night“, di Ritesh Batra, e le serie tv “Wormwood“e “Suburra” – tutti e tre prodotti e distribuiti dalla più grande industria di streaming del mondo.

Come da tradizione, Cinemadipinto vi presenta i suoi 10 titoli più attesi di Venezia 74 – con l’aggiunta di un’importante menzione speciale.

 

MENZIONE SPECIALE

HUMAN FLOW – AI WEIWEI

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COSA DICE CINEMADIPINTO: Ai Weiwei è un artista, designer e attivista cinese che ha realizzato, per il cinema, una serie di documentari – dal 2004 ad oggi. In quest’edizione della Mostra, entra dalla porta principale, presentando in Concorso la sua tredicesima opera non-fiction. “Human Flow” è un agglomerato di filmati e interviste – realizzati in oltre 22 stati – che testimonia il fenomeno dei flussi migratori di tutto il mondo. Descritto da lui come “una riflessione sulle condizioni dell’umanità – che è fatta di miliardi di persone, ma è una e una soltanto – e dei suoi diritti“, il film riscuoterà, di certo, un’attenzione mediatica non indifferente – per il delicato e attualissimo tema trattato – e potrebbe riservarsi, già da ora, un trofeo del palmares.

COSA NE PENSA IL DIRETTORE ARTISTICO: Il problema mondiale dell’immigrazione, visto con gli occhi dell’artista cinese Ai Weiwei.

DISTRIBUZIONE ITALIANA: 01 Distribution 

 

#10. FIRST REFORMED – PAUL SCHRADER

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COSA DICE CINEMADIPINTO: Paul Schrader era passato al Lido, durante la settantesima edizione, con il controverso “The Canyons” (2013). Stavolta, debutta nella competizione, con il dramma, dalle sfumature thriller, “First Reformed“. Scritto e diretto dall’autore dei copioni di “Taxi Driver” (1976) e “Toro Scatenato” (1980) – entrambi di Martin Scorsese – il film si concentra sull’incontro tra un ex-cappellano devastato per la morte del figlio e una donna, il cui marito si è suicidato tempo prima. Entrambi, scopriranno delle sconcertanti rivelazioni sulla chiesa che li lega. Schrader – che ha ingaggiato nelle parti principali Ethan Hawke e Amanda Seyfried – ha dichiarato in un’intervista che questo suo lungometraggio sarebbe stato differente da tutto ciò che ha realizzato prima; definendolo molto in linea con la cinematografia di Ingmar Bergman. Il paragone è ambizioso; staremo a vedere se le promesse saranno mantenute.

COSA NE PENSA IL DIRETTORE ARTISTICO:Un film che potrebbe spaccare in due pubblico e critica e che è anche un compendio di tutta la filmografia di Schrader.

DISTRIBUZIONE ITALIANA: Nessuna (al momento)

 

#9. LOVING PABLO – FERNANDO LEON DE ARANOA

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COSA DICE CINEMADIPINTO: Javier Bardem e Penélope Cruz avevano recitato insieme – prima di diventare marito e moglie, nel 2010 –  in “Prosciutto Prosciutto” (1992), di Bigas Luna, e, più di recente, in “Vicky Cristina Barcelona” (2008), di Woody Allen. Adesso, li rivedremo in coppia sul grande schermo, in “Loving Pablo“; presentato al festival Fuori Concorso. La pellicola è la storia autobiografica di una giornalista che intreccia una relazione sentimentale con il narcotrafficante Pablo Escobar e, ad ispirarla, è stato proprio il romanzo “Loving Pablo, Hating Escobar” (2007), scritto dalla vera reporter Virginia Vallejo. A firmare la sceneggiatura e la regia è, invece, lo spagnolo Fernando León de Aranoa, che approda al Lido per la prima volta. Il duetto tra le due star catalane – ormai adottate da Hollywood – nella commedia di Allen era stato scoppiettante; speriamo, quindi, che questo lo sia altrettanto.

COSA NE PENSA IL DIRETTORE ARTISTICO: Uno straordinario Bardem, per il biopic sulla giornalista che amò Pablo Escobar.

DISTRIBUZIONE ITALIANA: Notorious Pictures 

 

#8. THE LEISURE SEEKER – PAOLO VIRZI’

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COSA DICE CINEMADIPINTO: Passato il trionfo de “La Pazza Gioia” (2016), Paolo Virzì si rimette subito in gioco e concorre per la seconda volta al Leone d’Oro con “The Leisure Seeker“, primo suo lungometraggio in lingua inglese. Basata sul romanzo “In Viaggio Contromano” (2009), di Michael Zadoorian, la pellicola si concentra sull’indimenticabile viaggio in camper – da Boston a Key West – di una coppia di ottantenni, in cerca di un finale sorprendente per la loro esistenza. A interpretarli sono due mostri sacri come Donald Sutherland ed Helen Mirren – che avevamo visto insieme, in precedenza, in “Bethune – Il Mitico Eroe” (1990), di Phillip Borsos. Virzì – vincitore, al festival, del Premio Speciale della Giuria, con “Ovosodo” (1997) – ha delineato lo script del film con Francesco Piccolo e Stephen Amidon – rispettivamente, co-sceneggiatore de “Il Capitale Umano” (2013) e autore del libro da cui è tratto – e con Francesca Archibugi – co-autrice de “La Pazza Gioia“. La sensibilità e le doti artistiche di tutti e quattro potrebbero regalarci un altro emozionante viaggio cinematografico.

COSA NE PENSA IL DIRETTORE ARTISTICO: L’esordio in lingua inglese di Virzì è un dramedy con due attori eccellenti.

DISTRIBUZIONE ITALIANA: 01 Distribution

 

#7. VICTORIA AND ABDUL – STEPHEN FREARS

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COSA DICE CINEMADIPINTO: Andrà a Stephen Frears, quest’anno, il Premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker. 76 anni, 2 nomination agli Oscar e 24 lungometraggi portati a termine, il regista inglese arriverà alla Mostra – anche per celebrare la sua grande carriera – con “Victoria and Abdul“, biopic storico, presentato Fuori Concorso. Il film – che racconta la vera storia di un’inaspettata amicizia tra l’anziana Regina Vittoria e il giovane commesso indiano Abdul Karim – segna la terza collaborazione del regista con Judi Dench, dopo “Lady Henderson Presenta” (2005) e “Philomena” (2013) – vincitore dell’Osella per la Miglior Sceneggiatura, alla settantesima edizione del festival. L’attrice – vincitrice di 1 Oscar, per “Shakespeare in Love” (1998), di John Madden – torna a vestire per la seconda volta i panni della famosa monarca inglese. La precedente era stata ne “La Mia Regina” (1997) – sempre di Madden – che le aveva tributato la prima prestigiosa candidatura da parte dell’Academy. Dopo i due successi iniziali dell’accoppiata FrearsDench, c’è da scommettere che potrebbe arrivarne un terzo.

COSA NE PENSA IL DIRETTORE ARTISTICO: Un episodio dimenticato della storia britannica, venuto a galla grazie a dei diari ritrovati, dai quali è nato un romanzo pubblicato nel 2011.

DISTRIBUZIONE ITALIANA: Universal Pictures

 

#6. LEAN ON PETE – ANDREW HAIGH

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COSA DICE CINEMADIPINTO: Giunto alla ribalta con “45 Anni” (2015) e la serie tv “Looking“, Andrew Haigh compete per la prima volta per il Leone d’Oro, con il suo quarto lungometraggio. Basato sul romanzo “La Ballata di Charley Thompson” (2010) di Willy Vlautin, “Lean On Pete” segue le vicende di un quindicenne che intraprende un viaggio attraverso le terre dell’Oregon, con un cavallo da corsa, alla ricerca di una nuova casa e di un futuro migliore. Ai tempi della pubblicazione dell’opera, Vlautin – anche autore di “Motel Life” (2006), da cui è stato tratto un film del 2012, mai uscito in Italia – aveva ricevuto le lodi di un’altra scrittrice: la Cheryl Strayed, autrice del best-seller “Wild” (2012); che aveva ispirato l’omonimo film del 2014 di Jean-Marc Vallée, girato negli stessi luoghi. Anche con questa trasposizione, potrebbe venir fuori un’altra grande pellicola on the road e i presupposti ci sarebbero – a partire dal regista; già apprezzato con la sua opera seconda, “Weekend” (2011). Nel cast, Steve Buscemi, Chloë Sevigny e il giovanissimo Charlie Plummer.

COSA NE PENSA IL DIRETTORE ARTISTICO: Il rapporto tra uomo e animale nella storia d’amicizia tra un ragazzino e un cavallo, girata negli Stati Uniti.

DISTRIBUZIONE ITALIANA: Teodora Film

 

#5. WOODSHOCK – KATE MULLEAVY, LAURA MULLEAVY

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COSA DICE CINEMADIPINTO: Dopo l’esordio, in Concorso, di Tom Ford – con “A Single Man” (2009) – altre due designer di moda sono pronte a sbarcare al Lido con la loro prima opera cinematografica. Sono Kate e Laura Mulleavy – fondatrici del marchio di abbigliamento e accessori Rodarte, nato a Los Angeles nel 2005 – che presenteranno “Woodshock” nella sezione Cinema nel Giardino, istituita lo scorso anno da Alberto Barbera. Le due sorelle – già costumiste per un cortometraggio e disegnatrici di alcuni abiti ne “Il Cigno Nero” (2010) – hanno scelto come protagonista Kirsten Dunst, che figura anche come produttrice esecutiva. L’attrice – prima, solo fan del marchio; poi, indossatrice di diversi outfit della casa – ha descritto questo ruolo come il più impegnativo della sua carriera; ancora di più di quelli in “Melancholia” (2011), di Lars von Trier, e nella serie tv “Fargo“. Ma di cosa parla il film? Della trama si sa molto poco – “una donna scioccata da una grave perdita, entra in uno stato di paranoia, a causa di una forte droga” – ma basta vedere il trailer per trovarsi davanti a qualcosa di affascinante, ipnotico e promettente.

DISTRIBUZIONE ITALIANA: Nessuna (al momento)

 

#4. SUBURBICON – GEORGE CLOONEY

suburbicon

COSA DICE CINEMADIPINTO:Nel pieno dei ’50, Suburbicon appare come un idilliaco sobborgo di periferia in cui vivere pacificamente la propria vita. L’esistenza delle famiglie che lo abitano scorre tranquilla; finché un giorno una di esse subisce una violenta irruzione domestica, che scatena il panico tra i cittadini della comunità.” “Suburbicon” è il sesto film di George Clooney, che segna il suo ritorno in gara a Venezia, dopo la partecipazione con “Le Idi di Marzo” (2011); scelto per l’inaugurazione dell’ultima edizione diretta da Marco Müller. Si tratta di una commedia nera scritta con i fratelli Coen e Grant Heslov ed è il primo film, firmato dagli autori di “Non è un Paese per Vecchi” (2007), che Clooney dirige e non interpreta. Per la prima volta, infatti, non compare in una pellicola da lui diretta. Al posto suo, però, ci sono interpreti altrettanto blasonati, che avevano anch’essi recitato per i Coen: Matt Damon, Julianne Moore e Oscar Isaac. Sullo schermo, avremmo dovuto vedere anche Josh Brolin; ma le scene da lui girate – che Clooney ha definito come alcune delle più divertenti – sono state tagliate al montaggio finale, perché smorzavano la tensione generale della pellicola. Nel 2005, “Good Night, and Good Luck.” vinceva l’Osella per la Miglior Sceneggiatura. Il 9 Settembre, scopriremo se questo script – scritto a otto mani – potrà portare al celebre attore e regista lo stesso premio o uno, addirittura, più appetibile.

COSA NE PENSA IL DIRETTORE ARTISTICO:Clooney mette in scena un copione dei fratelli Coen, che rivede – dopo la loro prima stesura – impreziosendolo con un notevole e attuale subtext politico.

DISTRIBUZIONE ITALIANA: 01 Distribution

 

#3. DOWNSIZING – ALEXANDER PAYNE

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COSA DICE CINEMADIPINTO: Cosa accadrebbe se l’essere umano fosse costretto a rimpicciolirsi – riducendosi a un esserino di pochi centimetri d’altezza – per risolvere il problema dell’aumento demografico e vivere una vita più agiata, mantenendo i propri risparmi? E’ questa la distopica e lilliputziana premessa del Film d’Apertura – in Concorso – di questa settantaquattresima edizione. Diretta da Alexander Payne – al suo debutto in Laguna – la pellicola era in pre-produzione nel 2009; ma è stata, successivamente, messa in lista d’attesa a favore della realizzazione di “Paradiso Amaro” (2011) e “Nebraska” (2013). Meryl Streep, Paul Giamatti, Reese Witherspoon e Sacha Baron Coen erano stati ipotizzati come membri del cast; eppure, alla fine, l’hanno spuntata, come interpreti principali, Matt Damon e Kristen Wiig – di nuovo riuniti, sul set, dopo “Sopravvissuto – The Martian” (2015) – insieme a Christoph Waltz.  Il film – che è stato girato tra USA, Canada e Norvegia – raccoglie, dunque, il testimone di “Gravity” (2013), “Birdman (o L’imprevedibile Virtù dell’Ignoranza)” (2014) e “La La Land” (2016) – titoli che hanno inaugurato la Mostra, per, poi, iniziare una graduale scalata verso le statuette degli Academy Awards. Vedremo se “Downsizing” ne sarà un degno successore.

COSA NE PENSA IL DIRETTORE ARTISTICO: Una favola fantascientifica.

DISTRIBUZIONE ITALIANA: 20th Century Fox 

 

#2. THE SHAPE OF WATER – GUILLERMO DEL TORO

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COSA DICE CINEMADIPINTO: Una fiaba di altri mondi“. Così viene definito il decimo lungometraggio di Guillermo del Toro, per la prima volta in competizione a Venezia. Ambientato negli USA, sullo sfondo della Guerra Fredda, “The Shape of Water” è la storia di una donna con dei difetti di pronuncia che s’infatua di un uomo anfibio, tenuto sotto osservazione nel laboratorio governativo dove lei lavora. Un incipit che ha due importanti fattori in comune con l’opera più acclamata del cineasta messicano, “Il Labirinto del Fauno” (2006) e, cioè, un conflitto storico avvenuto nella realtà e degli elementi magici, volti a contrastare questo aspetto. Del Toro ha lavorato al film per diversi anni e lo ha sviluppato prima d’iniziare la produzione di “Pacific Rim” (2013). Una volta finito “Crimson Peak” (2015), ha, finalmente, deciso di dirigerlo; rinunciando alla regia di “Pacific Rim: Uprising“, che uscirà nel 2018. A suo dire, è stata la pellicola più difficile che lui e il suo team abbiano mai progettato e sono passati nove mesi prima di riuscire a definire l’aspetto della creatura semiumana. A ricoprire i ruoli di protagonisti sono Sally Hawkins e Doug Jones, che ha detto di “aver girato con lei la maggior parte delle scene e di essersi trasformato dalla testa ai piedi, indossando un costume fatto completamente di gomma“. A loro, si aggiunge anche Octavia Spencer, che – oltre ad essere stata felicissima di lavorare con Guillermo – ha dichiarato di “essere stata talmente rapita dalle scenografie e dagli oggetti di scena, da chiedere a lui quanti avrebbe potuto portarne a casa“.

COSA NE PENSA IL DIRETTORE ARTISTICO: “Una perfetta fusione tra “La Bella e la Bestia” e “Il Mostro della Laguna Nera“. Il risultato? Il miglior film di Del Toro degli ultimi 10 anni.

DISTRIBUZIONE ITALIANA: 20th Century Fox

 

#1. MOTHER! – DARREN ARONOFSKY

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COSA DICE CINEMADIPINTO: Darren Aronofsky torna, in competizione, al Lido – dopo sette anni – e lo fa con un thriller psicologico, dalle forti tinte horror, che sembra essere ben più inquietante del precedente “Il Cigno Nero” (2010). La sua nuova musa – e compagna di vita, che ha iniziato a frequentare durante la lavorazione del progetto – è la super-star Jennifer Lawrence; affiancata qui da Javier Bardem. I due interpretano una coppia felicemente innamorata, che riceve in casa l’inaspettata visita di due, apparenti, sconosciuti. Il resto è ancora avvolto nel mistero. I rumours – e anche un poster rilasciato alcuni giorni fa – fanno pensare a qualcosa di vagamente simile a “Rosemary’s Baby – Nastro Rosso a New York” (1968), di Roman Polanski; ma, quel che è certo, per ora, sono le tre parole chiavi del plot: amore, devozione e sacrificio. Oltre alla Lawrence – talmente calata nel personaggio da entrare in iperventilazione e spaccarsi una costola, durante le riprese – il film vede un’altra elettrizzante presenza femminile: quella di un’inedita e spaventosa Michelle Pfeiffer. Quest’ultima, ha descritto la sceneggiatura come “esoterica” e – nonostante non l’avesse, immediatamente, compresa – si è detta “entusiasta del ruolo che avrebbe dovuto impersonare“.

COSA NE PENSA IL DIRETTORE ARTISTICO: Aronofsky si è potuto avvalere di un magnifico cast per il suo nuovo film; su cui, però, non posso esprimermi, per volere della Paramount, che non voleva proiettarlo, inizialmente, ad alcun festival.

DISTRIBUZIONE ITALIANA: 20th Century Fox

 

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