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“CARS 3” – Brian Fee

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IL SOGNO DELLA CORSA

E’ uscito, qualche settimana fa, nelle sale italiane “Cars 3”, nuovo episodio della serie Disney Pixar, inaugurata con successo nel 2006 da “Cars – Motori Ruggenti” – per la regia di John Lasseter e Joe Ranft – e proseguita nel 2011 con “Cars 2” – ancora diretto da Lasseter, con la collaborazione di Brad Lewis. Il regista Brian Fee esordisce, invece, dietro la macchina da presa con questo terzo capitolo; anche se aveva già lavorato come animatore in altre produzioni e come storyboard artist nei due film precedenti.

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Divenuto ormai un veterano, Saetta McQueen si ritrova ad essere scavalcato da Jackson Storm – auto all’ultima moda, altamente tecnologica, in grado d’infrangere un record dopo l’altro – e, a causa di un incidente, è costretto a ritirarsi dalle piste. Ad aiutarlo, ci penserà Cruz Ramirez, una giovane trainer, che nasconde un sogno nel cassetto. Con i suoi consigli e gli insegnamenti ricevuti in passato dal compianto mentore Hudson Hornet, Saetta raccoglierà quest’ennesima sfida, pronto a tornare in forma per la più grande corsa della Piston Cup.

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Apparentemente prevedibile, almeno dall’incipit, questo “Cars 3” si rivela, invece, un prodotto piuttosto anticonvenzionale e contemporaneo. Pur non inserendosi, comunque, nella lista delle memorabili gemme targate Pixar – come “Up” (2009), “Wall-E” (2008), “Ratatouille” (2007) e via dicendo – la pellicola vanta un’animazione sempre ineccepibile e di altissimo livello; accompagnata dalla piacevolissima colonna sonora del vincitore di 2 Premi Oscar Randy Newman.

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La tematica centrale è quella del ricambio generazionale, che avviene, inevitabilmente, anche nella realtà – in ambito sportivo, artistico e lavorativo, in generale – e di cui il talentuoso McQueen rimane vittima. Il personaggio chiave della storia, però, non è lui, ma l’insegnante Cruz. Attraverso la sua figura, gli sceneggiatori innestano degli spunti di riflessione notevolmente interessanti, se si considera che vengono fuori da una pellicola rivolta, prevalentemente, ai più piccoli. Anche se, in effetti, lo studio di Lasseter ci aveva già abituati da parecchio tempo a questo tipo di sotto-testi da adulti.

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Lei – perché è una donna – è quello che si potrebbe definire una sorta di coach (o, addirittura, life-coach) della vita reale – che nella quotidianità, peraltro, sono molto comuni. Cerca di rimettere in sesto Saetta, a livello fisico e psicologico, e a un certo punto la troviamo anche a impartirgli una sorta di rilassamento o meditazione zen – altro elemento vicino alla società odierna.

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Nonostante sia felice di essere colei che prepara l’atleta, Ramirez passerebbe volentieri dall’altra parte, in cerca di una chance che le era stata preclusa, in passato. Da questo passaggio, si sottolinea un altro aspetto fondamentale, per grandi e piccini: credere nelle proprie passioni, portarle avanti con determinazione e costanza e inseguirle sempre, anche quando la vita non ci permette di viverle appieno; perché, prima o poi, arriva, comunque, una seconda occasione che ci permette di raggiungere i nostri obiettivi – o, almeno, così vuole dirci il film. Puntualizzando – tramite un inaspettato switch finale – che si può pure trarre gioia dall’insegnare l’arte o lo sport praticato per anni, trasferendo il proprio sapere alle nuove generazioni.

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Cars 3” si può definire, principalmente, un lungometraggio animato femminista, con un riferimento storico, sociale e politico alla lotta per i diritti delle donne; che – come viene proprio testimoniato in alcune sequenze – hanno dovuto combattere anche per essere considerate delle attendibili e legittime pilote, nelle gare automobilistiche.

 

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