2017, REVIEWS

“MANIFESTO” – Julian Rosefeldt

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CITAZIONI D’ARTE

Per pubblicare un Manifesto devi volere che A,B e C si scagli contro 1,2 e 3. Io sono contro l’azione; sono per la continua contraddizione e anche per l’affermazione. Sto scrivendo un Manifesto perché non ho Nulla da Dire.

Philippe Soupault, Literature and the Rest (1920)

13 versioni di Cate Blanchett in un solo film. E’ troppo? Assolutamente no – né per lo spettatore né per l’interprete. Con questa premessa, si presenta “Manifesto” – particolarissima opera seconda di Julian Rosefeldtche, prima di essere un lungometraggio, era una video installazione esposta all’ACMI – Australian Centre for the Moving Image di Melbourne.

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In cosa consiste, quindi, la nuova sfida cinematografica dell’attrice vincitrice di 2 Premi Oscar? Ebbene, proprio come dice il titolo, il film è la presentazione per immagini di 12 manifestidichiarazioni pubbliche che esprimono le regole e le finalità di una corrente artistica, politica o religiosarecitati dalla Blanchett, nelle vesti di 13 personaggi diversi, inseriti in 12 segmenti altrettanto differenti l’uno dall’altro.

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La Vita è il Passato e il Futuro. Ma il Presente è Arte.

Wyndham Lewis, Manifesto (1914)

L’obiettivo principale del cineasta – e, ancor prima, artista – è quello di sviscerare il concetto di arte in ogni suo più intrinseco significato; smontandone e rimontandone i principi, dicendone tutto e il contrario di tutto, attraverso le parole d’illustri filosofi, pittori, scrittori del XX secolo. Senza dimenticare d’interrogarsi sugli scopi del mestiere d’artista – contestualizzandolo nell’epoca contemporanea – e di muovere, qua e là, giudizi sulla fede e sulla politica. Ma non solo. La pellicola è, difatti, volutamente provocatoria nel suo acuto intento di far nascere dibattiti e di essere destabilizzante.

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Analizzandone i vari aspetti, emerge, in primo luogo, la rappresentazione dell’arte come forza creatrice e distruttrice, e viceversa. Al giorno d’oggi, tutto è già stato realizzato e nulla di completamente originale può venire alla luce. Bisogna lasciarsi alle spalle il passato, reinventando il futuro. Perché l’arte – come la vita e il mondo attorno a noi – è sempre in continua evoluzione.

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In seguito, viene espressa l’importanza fondamentale dell’immaginazione e del sogno, che – a differenza della ragione – stimolano la creazione. Essa può venire meno con il continuo avanzare della tecnologia – e la sua conseguente perdita di contatti reali tra le persone – che non giova affatto all’umanità.

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 “L’Arte richiede Verità, non Sincerità.

Kazimir Malevich, Manifesto Suprematista (1916)

In una delle sequenze più divertenti, assistiamo, poi, a quello che dovrebbe essere l’inizio di un pranzo o una cena di famiglia, in cui la madre – una delle 13 Blanchett – si accinge a fare una lunga ed estenuante preghiera che è una vera e propria canzonatura all’Arte Contemporanea e al suo principio per ogni oggetto o una qualsiasi composizione di essi possano essere considerati un’opera d’arte.

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In un altro spezzone, c’è, invece, il Cinema – con il riferimento esplicito al Dogma 95, di Lars von Trier e Thomas Vinterberg – e in altri ancora, infine, ci sono palesi frecciate a chi ama deridere gli artisti e i loro prodotti e a chi li giudica limitandosi a dare semplici etichette; come fa, spesso, la Critica stessa. Con l’aggiunta di una battuta sarcasticamente intimidatoria, che recita: “Voi che ci disprezzerete, sappiate che verrete giudicati da noi, a vostra volta”.

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Nulla è Originale. L’Autenticità è Inestimabile, l’Originalità non Esiste.

Jim Jarmusch, Golden Rules of Filmmaking (2002)

In tutto ciò, sarebbe davvero impossibile disprezzare una celebrazionee demolizione, al tempo stesso – così complessa, sfaccettata e intellettualmente potente dell’Arte, sempre e comunque“. Non è una pietanza adatta a tutti i palati, certo, e richiede una notevole dose di predisposizione, pazienza e attenzione alle parole. Ma come si fa a perdere una Cate Blanchett quanto mai camaleontica, che giganteggia con tredici volti diversi in poco più di un’ora e mezza e, addirittura, si sdoppia nella medesima scena? Questa è la sua definitiva consacrazione.

 

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