2017, REVIEWS

“THOR: RAGNAROK” – Taika Waititi

3 minuti di lettura

ThorRagnarok_Nuovo_Poster

SOAP OPERA DI SUPEREROI

Mentre Thor è prigioniero di un demone in uno dei più remoti angoli dell’universo, Asgard viene messa in pericolo dal Ragnarok: l’imminente distruzione del regno e di tutto il suo popolo. A complicare la situazione, c’è anche la spietata dea Hela, che ha delle cose in sospeso con il supereroe e la sua famiglia. Ma, prima della resa dei conti, Thor si troverà a scontrarsi, faccia a faccia, con un apparente mostro, che si rivelerà, in realtà, un suo vecchio alleato.

Thor: Ragnarok” è arrivato oggi nelle sale italiane, con poco più di una settimana di anticipo dagli USA; la cui uscita è fissata per il 3 Novembre prossimo. Dispiace un po’ dirlo, ma si tratta di un disastro quasi completo; ragion per cui lo vedremo, probabilmente, in testa al Box Office per ben più di una settimana.

null

La saga sul dio del tuono – tratta da fumetti, ispirati a loro volta alla mitologia nordica – era partita con un regista blasonato come Kenneth Branagh, per poi passare ad un cineasta prevalentemente televisivo di nome Alan Taylor. Il terzo episodio è stato affidato a Taika Waititi: attore, regista e sceneggiatore, decisamente più conosciuto dai cinefili incalliti che dal pubblico dei multipex. La responsabilità di un risultato così fallimentare non è, forse, da affibbiare tanto a lui; quanto, piuttosto, ai produttori e a coloro che hanno firmato lo script.

null

Sin dai primi poster ufficiali rilasciati online, si poteva intuire un cambio di tono e stile rispetto ai primi due episodi è così è stato. Dopo la prima mezz’ora, il protagonista viene catapultato in un mondo completamente diverso dalla Asgard a cui siamo stati abituati; un posto abitato da essere umani e creature che sembrano usciti da un altro franchise Marvel di successo: “Guardiani della Galassia” (2014). Andando avanti, si palesa, sempre più, l’intenzione degli autori di virare verso un immaginario simile; per poi tornare, nella parte finale, a scenari, nuovamente, asgardiani.

null

Precisando che non si tratta solo di un netto contrasto visivo o scenografico, alla fine, si ha la sensazione di aver visto due film divisi e diversi, ma entrambi molto poco riusciti. In alcuni momenti, ci si trova davanti anche bizzarre figure, molto simili a quelle di “Valerian e la Città dei Mille Pianeti” (2017); in altri ancora, i personaggi di alcune inquadrature potrebbero benissimo essere parte dei luoghi di “Warcraft: L’Inizio” (2016) – pellicola tratta dall’omonimo videogioco – o, persino della Terra di Mezzo de “Il Signore degli Anelli” (2001-2003).

null

Insomma, di riferimenti ce ne sono a bizzeffe; ma il film non ha una sua vera identità definita. Anche perché non possiede né l’intelligente ironia dei “Guardiani” né l’onestà intellettuale e la genuinità dell’ultimo lavoro di Luc Besson. Certo, la spettacolarità è sempre garantita; pagando, però, il prezzo di una sceneggiatura tanto esile da essere quasi inesistente.

null

Ogni situazione pare, infatti, una ridicola pantomima, un’auto-parodia, a cui prendono parte personaggi che dovrebbero essere almeno bidimensionali, ma che danno più l’idea di essere solo misere macchiette: dal Dottor Strange di Benedict Cumberbatch al Bruce Banner (alias Hulk) di Mark Ruffalo; passando per la new entry del Granmaestro di Jeff Goldblum.

null

Per non parlare dei protagonisti principali, le cui dinamiche – familiari e non – hanno uno stampo da soap opera. Dai cambi di personalità del fratello minore di Thor, Loki – interpretato da Tom Hiddleston – che passa da diavoletto ad angelo con una facilità scarsamente credibile fino alla comparsa, dal nulla, di una sorella cattiva – proprio come in una favola di principesse Disneydi cui non si conosceva l’esistenza. Quest’ultima, ha il volto e le fattezze di Cate Blanchettuna delle più talentuose della ciurma; ma anch’essa incapace di mettere in salvo la nave. In tutto ciò, c’è, ovviamente, la star Chris Hemsworth, che – pur con un taglio di capelli decente – si conferma, ancora una volta, un pessimo attore, anche per i cinecomics.

null

E’ un peccato, ma il fanalino di coda di questa (momentanea) trilogia non ne è solo il peggiore, ma s’inserisce perfettamente anche nella lista nera dei dimenticabili del Marvel Universe. Bisogna ammettere, però, che i consumatori seriali di popcorn e i ragazzi al di sotto dei 13 anni potrebbero anche ridere a crepapelle con un pastiche electropop di tale portata.

 

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi