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MOVIE OF THE WEEK 2017 – “Il Mio Godard”

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Parigi, Anni ’60. Il rivoluzionario (cineasta) Jean-Luc Godard è impegnato con le riprese del film “La Cinese” (1967), la cui giovane protagonista Anne Wiazemsky è da poco diventata sua moglie. La loro relazione sentimentale – tanto appassionata quanto complicata – passerà attraverso il vortice del movimento del ’68, della propaganda maoista e delle proteste contro la guerra del Vietnam; venendone, costantemente, messa in discussione.

A sei anni di distanza daThe Artist” (2011) – vincitore di 5 Premi Oscar, tra cui Miglior Filme a tre daThe Search” (2014), Michel Hazanavicius è tornato in competizione al Festival di Cannes di quest’anno, conIl Mio Godard (Redoubtable)”, uscito la settimana scorsa in Italia, distribuito da Cinema.

Dopo aver omaggiato la Hollywood del cinema muto, nel film con Jean DujardinMiglior Attore proprio sulla Croisette, per l’interpretazione – il regista e attore francese si è immerso, nuovamente, nel mondo della Settima Arte con questo biopic su un’icona della Nouvelle Vague e della storia della cinematografia stessa: Jean-Luc Godard.

Per raccontarlo, si è servito del punto di vista dell’attrice, seconda moglie del Maestro, Anne Wiazemsky, che nell’autobiografiaUn An Après” – trasformata, poi, in sceneggiatura – descrive l’Uomo che ha sempre amato dietro al Regista che ha sempre stimato e il loro turbolento rapporto.

L’opera che vediamo sul grande schermo, in realtà, è più sberleffo che celebrazione dell’autore di pietre miliari come “Fino all’Ultimo Respiro” (1960) e “Il Disprezzo” (1963) – citate esplicitamente – e dell’uomo geloso, dalla difficile personalità, visto con gli occhi di Anne e ritratto in modo, a tratti, caricaturale da Hazanavicius.

E pensare che il vero Godard non era molto entusiasta del progetto e lo aveva, addirittura, definitoun’idea molto stupida”. La pellicola, invece, è piuttosto godibile e soddisfacente.

Il merito non è solo del registacapace di contestualizzare un momento storico fatto di tumulti e mutamenti politici, filosofici e artistici; analizzandolo spesso attraverso l’ironia della satirama anche e, soprattutto, del protagonista Louis Garrel, che regge benissimo il peso del ruolo, nella sua performance più convincente e ambiziosa.

L’attore, figlio d’arte, si mette del tutto a servizio della visione di Hazanavicius, vestendo i panni del Godard che lui ha in mente, smitizzandolo e dimostrando una mimica, una comicità e un talento interpretativo notevoli.

Al suo fianco, nei panni della Wiazemsky, c’è la Stacy Martin di “Nymphomaniac” (2013) – che, pur rimanendo in ombra rispetto a Garrel, dona bellezza ed eleganza non indifferenti al suo personaggio – e l’immancabile Bérénice Bejo, compagna di vita del regista Premio Oscar.

 

 

 

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