2017, REVIEWS

“STAR WARS: GLI ULTIMI JEDI” – Rian Johnson

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NUOVE GENERAZIONI DI GUERRE STELLARI 

 

Mentre il Primo Ordine si accinge ad eliminare ciò che rimane della Resistenza, la coraggiosa Rey raggiunge Luke Skywalker su un pianeta sperduto, nel tentativo di convincerlo a interrompere il suo esilio e a diventare il suo Maestro. Ma il Lato Oscuro agisce subdolamente, pur di uccidere gli ultimi ribelli, e la ragazza avverte una Forza dentro di sé, senza percepire verso quale direzione possa condurla.

 

A due anni di distanza daIl Risveglio della Forza” (2015) – e ad uno dallo spin-offRogue One” (2016) – arriva nelle saleStar Wars: Gli Ultimi Jedi (Star Wars: The Last Jedi)” (2017), ottavo episodio di una delle saghe cinematografiche più famose (e redditizie) di tutti i tempi; nata nel 1977 – per mano del candidato a 4 Premi Oscar George Lucas – con il titolo italiano “Guerre Stellari”.

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J.J. Abrams – che ha scritto, diretto e prodotto il settimo episodio – è riuscito a ridare vigore alla serie e questo nuovo capitolo – in cui lui stesso è rimasto coinvolto come produttore esecutivosegue, ottimamente, la scia che ha iniziato a tracciare. A raccoglierne il testimone, alla regia e alla sceneggiatura, è stato, invece, lo statunitense Rian Johnson – noto, principalmente, per il thriller sci-fiLooper – In Fuga dal Passato” (2012).

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Se il film precedente era un convincente ritorno alla grandezza della prima trilogia, con qualche incertezza, questo ha permesso alla serie di ritrovare il pieno potenziale del passato e – nonostante gli sprazzi di ironia, ormai tipici di tutti i franchise Disneyl’epica dei suoi personaggi ne è rimasta intatta. Dopo un prologo spettacolare – ad alto sfoggio di effetti specialie una parte centrale leggermente dilatata, la pellicola trova il vero fulcro nel terzo atto; in cui assistiamo ad uno scontro tra bene e male mai scontato e, anzi, piuttosto sfumato. Come in molte altre saghe fantasy e sci-fi moderne, le dueforzeopposte sono, infatti, strettamente connesse: esse possono coesistere nel medesimo individuo e il confine che le separa non è mai del tutto netto o definito.

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Oltre ad una regia fatta di inquadrature visivamente impressive – anche per gli ovvi meriti del direttore della fotografia Steve YedlinJohnson firma uno script estremamente funzionale ai fini narrativi, ma capace di introdurre sottotesti politici e sociali non sempre comuni nel cinema da multisala: dalla mercificazione delle armi – e il conseguente incremento delle guerre, dovuto all’uso improprio di esseallo sfruttamento di bambini e animali. Queste, restano, però, delle riflessioni appena accennate, che il regista lancia agli spettatori dallo sguardo più acuto; senza pretendere che tutti le prendano sul serio. Perché il suo vero scopo non è essere intellettuale o sofisticato; ma, semplicemente, intrattenere.

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Gli Ultimi Jedi” – così come “Il Risveglio della Forza” – rappresenta anche un ulteriore incontro generazionale di personaggi e attori. Messo fuori gioco Harrison Ford, torna in scena Mark Hamill – il leggendario Luke Skywalker, apparentemente al crepuscolo e in piena crisi con la fede jedi; che si rivela figura centrale e fondamentale, in questo episodio. L’attore californiano si prende tutto lo spazio che merita e offre una performance intensa, soprattutto in alcune memorabili e, persino, commoventi sequenze. Altrettanto emozionante è vedere la scomparsa Carrie Fisher – altra icona della saga, nelle vesti del Generale Leia Organanell’ultima interpretazione della sua carriera.

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Sul fronte delle nuove leve, la protagonista Daisy Ridley – vista, di recente, in “Assassinio sull’Orient Express” (2017), di Kenneth Branaghbrilla sullo schermo come un’eroina contemporanea che concede il beneficio del dubbio al nemico, rimanendo sempre determinata e ferma negli ideali e nelle convinzioni che la contraddistinguono. Adam Driver si dimostra più efficace rispetto alla prima apparizione in Episodio VII: il suo personaggio non è più stereotipato, ma fatto di tante ombre e qualche bagliore di luce. Ciò che si percepiva, inizialmente, in lui come debolezza o incertezza, viene giustificato maggiormente dalla narrazione, questa volta. Peccato, però, che, mentre Oscar Isaac si adatti perfettamente ad ogni corpo e anima che si trova ad abitare, Domhnall Gleeson venga presentato (volutamente?) come una dimenticabile macchietta. A completare il cast, si aggiungono, infine, tre interessanti new entries: un Benicio Del Toro un po’ sottoutilizzato, una Laura Dern dal capello color lilla – nel ruolo di un comprimario più valido per il plot – e la giovane Kelly Marie Tran, criticata dai fan più accaniti per l’inutilità di un personaggio che, in effetti, rimane decisamente trascurabile.

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Al di là di qualche lungaggine e alcune imperfezioni, la sensazione che si ha ai titoli di coda è che Rian Johnson abbia regalato al pubblico una versione attuale e rinnovata di un fenomeno filmico, mediatico e culturale mondiale: loStar Warsideale delle nuove generazioni.

 

 

 

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