2017, REVIEWS

“COCO” – Lee Unkrich, Adrian Molina

4 minuti di lettura

Loc_Campaign_Coco

 

LA MUSICA NELLE OSSA

 

Miguel Rivera è un dodicenne messicano con un grande sogno nel cuore: diventare un musicista come il suo celebre idolo, Ernesto de la Cruz. Peccato che nella sua famiglia – specializzata in produzione di calzature – sia stato bandito qualunque tipo di musica, da parecchie generazioni. Deciso a seguire, comunque, la sua vera passione, il ragazzo compie un gesto azzardato e, durante la notte del Día de los Muertos (il Giorno dei Morti), s’imbatte in una macabra – ma coloratissima – avventura in un altro mondo.

 

A due anni dal successo dello straordinarioInside Out” (2015), Disney Pixar raggiunge, ancora una volta, l’eccellenza nella cinematografia d’animazione, conCoco” (2017) – diciannovesimo lungometraggio dello studio di John Lasseter – uscito a fine Novembre negli USA e qualche giorno fa nelle sale italiane. Diretto da Lee Unkrich – regista di “Toy Story 3: La Grande Fuga” (2010) – e Adrian Molina, il film è un ulteriore gioiello che si va ad aggiungere ad altre indimenticabili perle comeRatatouille” (2007), “Wall-E” (2008) e “Up” (2009).

null

Prima del rilascio sul grande schermo, tuttavia, qualche perplessità circolava nell’aria; perché l’ambientazione messicana e il fondamentale riferimento alla festività ispanica del Giorno dei Morti erano, già, stati elementi basilari di un altro cartone animato recente: “Il Libro della Vita” (2014), di Jorge R. Gutierrez. Per fortuna, “Cocosi differenzia abbastanza dall’opera della Twentieth Century Fox, prodotta da Guillermo Del Toro. Mentre quella rimane, principalmente, una visionaria avventura fantasy; qui, il primario interesse della crew è stato puntare dritto all’essenza dei significaticoncentrandosi su un messaggio da rivolgere ad adulti e bambini, in egual misura.

COCO

La fantasmagorica e carnevalesca Terra delle Anime viene, stavolta, utilizzata come espediente immaginativo per meditare sulla vita e la morte, per mettere in risalto valori fondamentali come l’onestà e, soprattutto, la famiglia – che è il leitmotiv di tutto il filme viene rappresentata come una dimensione strettamente connessa al mondo dei vivi; diventando quasi un riflesso di esso, in cui le anime continuano, in qualche modo, a “vivere” la propria esistenza, come facevano sulla Terra. Si tratta anche di una sorta di luogo di passaggio: un limbo dove si può trovare riscatto per qualche torto subito da vivi; in cui si può rimediare agli errori e recuperare un rapporto; in cui, alla fine, ognuno raccoglie ciò che ha seminato sin dalla nascita, giungendo a un ipotetico giudizio universale.

null

Ma è anche un mondo da cui si può scomparire definitivamente, se si viene dimenticati da tutti gli individui a cui siamo stati legati in vita. Un altro aspetto importante è, infatti, quello dei ricordi e di come si possa esistere ancora – seppur in forma diversa e in altri universise le persone che ci hanno amato continuano a portare dentro sé stessi una parte di noi; tramandando racconti del nostro vissuto ai figli, ai nipoti o, semplicemente, alle generazioni future.

null

La centralità del tema della famiglia si percepisce sin dal prologo, in cui la storia dei Rivera ci viene raccontata – dagli antenati agli ultimi discendentiattraverso un albero genealogico in movimento, raffigurato su dei festoni colorati appesi tra le case della città. Persino le doti e il talento di un essere umano hanno, quindi, una forte componente ancestrale e sono riconducibili al nucleo parentale, come qualcosa d’indelebile che si ha nei geni, nel sangue e – questo è proprio il caso di dirlo – nelle ossa. La musica è il dono (o la maledizione?) di Miguel; il quale, una volta iniziato il suo viaggio, dimentica cheper quanto successo possa raggiungerenessuno potrà mai amarlo di più dei suoi familiari.

Coco

Gli sceneggiatori ne approfittano, poi, per lanciare un monito sulla fama e la celebrità; che, spesso, si rivelano soltanto fumo e niente più (come diceva una famosa canzone). E invitano i più giovani a lottare per i loro sogni, ma sempre con umiltà e onestà; senza fare sgambetti a nessuno ed evitando di farsi abbagliare da luci e paillettes della ribalta. Come sanno bene i Rivera, la gloria può far perdere la testa e gli affetti e, a volte, chi la raggiunge non ha sempre agito in modo corretto.

null

Proprio come un personaggio del film che si rivela un impostore e le cui vicissitudini risultano attualissime dal punto di vista sociale e culturale; dato l’odierna vicenda di Harvey Weinstein, che testimonia quanto Hollywood e le altre “mecche” dello star system possano creare dei mostri. Un differente e palese riferimento alla realtà è, invece, la presenza della versione animata di un’icona della storia e del folklore messicano: l’artista-mito Frida Kahlo, che compare defunta – in mezzo agli scheletri della Terra delle Animee viene leggermente sbeffeggiata in un paio di sequenze, tra le più divertenti.

COCO

Al termine del giro di giostra in un aldilà che sembra un variopinto luna park, si giunge ad un finale commovente, in cui c’è un’ennesima rilevante riflessione – più accessibile, forse, gli adulti – sull’anzianità e la memoria; espletata con il tenero e dolce momento d’affetto tra Miguel e Mamà Coco. In una pellicola più profonda e malinconica di quanto ci si possa aspettare, questa sequenza evidenzia l’importanza della memoria emotiva su quella cerebrale; perché sono le emozioni a rimanere per sempre intatte dentro di noi.

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi