2018, REVIEWS

“GRACE JONES: BLOODLIGHT AND BAMI” – Sophie Fiennes

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PANE E PALCOSCENICO

 

C’è qualcosa di magico nella capacità di alcuni artisti di lasciare un segno nella memoria popolare. Grace Jonescantante, modella e attriceè la protagonista incontrastata diGrace Jones: Bloodlight and Bami” (2017) e si presenta, fin dalla prima inquadratura, come un personaggio indimenticabile.

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Non c’è dubbio che la regista Sophie Fiennes abbia tutti gli elementi necessari per agguantare l’attenzione del pubblico, per le due ore di durata, e, al contrario, l’assenza di materiale mediocre su una figura dal tale carisma la costringe a operare verso una selezione che rispecchi con la maggiore dignità il suo personaggio. Il racconto si svolge, allora, su due linee, riassunte nel titolo del documentario medesimo; in quanto non sia una biografia ad essere proposta al pubblico, ma un ritratto delle due facce dell’artista: quella che espone al pubblico e quella che le è propria nel privato.

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Bloodlight” – nella lingua nativa dell’artista giamaicana – è la luce rossa che caratterizza le sale di registrazione ed è, forse, il termine più rappresentativo per quella star pubblica che la Fiennes sceglie di presentarci attraverso filmati delle sue interpretazioni in concerto. In queste scene – dove le luci stroboscopiche non fanno che sottolineare il luccichio dei costumi della cantante – il livello di spettacolo non è mai, comunque, in grado di mascherare il fascino innato della sua personalità; né di distrarre dalla potenza della sua voceAnche chi non è cresciuto con le note della sua musica in sottofondo, non può fare altro che rimanere estasiato dalla sicurezza che lei mantiene sul palco.

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Bami” – “pane“, nella stessa lingua di Grace Jonesè, invece, il sunto della realtà privata dell’esistenza di una donna che, ai più, è apparsa come un personaggio artificioso e costruito. Nei filmati della sua vita quotidiana, Jones ci invita in casa propria e ci si presenta come una persona perfettamente integrata nella sua comunità; quanto di più lontano dal suo alter ego nel mondo dello spettacolo. Il sentimento di pace e contentezza che traspare da queste immagini appartiene a una dimensione lontanissima dall’entusiasmo e l’adrenalina dei suoi concerti; eppure non manca di genuinità.

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Ci si domanda se alcuni momenti potessero essere ridotti o evitati del tutto, a favore di una maggiore linearità del documentario; che non è tanto una narrazione, quanto un’antologia di momenti della vita pubblica e privata di Grace Jones. Tuttavia, l’insistenza sul contrasto tra le due realtà e la consapevole scelta di sequenze emblematiche di simile divario è essenziale affinché l’eclettismo e la grandezza di una figura così iconica possano avere la sua rappresentazione più veritiera.

 

 

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