2018, REVIEWS

“AVENGERS: INFINITY WAR” – Anthony e Joe Russo

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THANOS CONTRO TUTTI

Dopo essersi divisi – a causa della frattura tra Iron Man e Capitan America – gli Avengers si trovano a dover affrontare la minaccia più grande: Thanos, un despota intergalattico deciso a conquistare le sei Gemme dell’Infinito, per dominare l’universo e sterminare gli esseri umani. Incapaci di combattere da soli questo temibile nemico, i Vendicatori chiederanno aiuto ad altri paladini della giustizia, provenienti da una Galassia lontana lontana

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Avengers: Infinity War” (2018) inizia, esattamente, dove finiva “Captain America: Civil War” (2016) ed è diretto, anch’esso, dai fratelli Anthony e Joe Russo. Si tratta del terzo lungometraggio dedicato ai Vendicatori e della prima parte di un dittico che sarà completato nel 2019, da un sequel ancora senza titolo.

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L’entusiasmo e l’attesa per il film erano alti e si può ben affermare che le aspettative non siano state affatto deluse, anzi. Chi si era troppo abituato a scazzottate ed effetti speciali, costantemente accompagnati da battute in stile sit-com – messe in bocca a Robert Downey Jr. o a Chris Hemsworth, per fare due nomi a casosubirà un piacevole scossone di fronte alla furiosa rivoluzione portata del villain Thanos.

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Se l’incipit rispetta, ingannevolmente, il prototipo Marvel, l’ironia spicciola – adatta ad uno spettatore cinematografico, tendenzialmente, di medio livelloviene messa da parte, nel corso della prima ora, per lasciare spazio ad un’epicità che non avevamo mai visto nei cinecomic dello studio. Gli Avengers si prendono, finalmente, sul serio ed era ora, verrebbe da dire.

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Tra i vari pregi della sceneggiatura di Christopher Markus e Stephen McFeely, non c’è solo la capacità di aver saputo dosare lo spazio dato ad ognuno dei tanti supereroi – favorendo, quindi, una coralità d’insiemema, soprattutto, l’intuizione di dare giusto risalto al nemico e alle implicazioni – tutt’altro che scontate – che lo spingono a voler distruggere la razza umana – e che denotano, in sordina, un sottotesto ambientalista.

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Al di là di questo aspetto, è notevole il capitolo dedicato – anche attraverso dei flashback – al rapporto tra Thanos – un mostruoso Josh Broline Gamora – interpretata da una convincente Zoe Saldanache si rivela essere una delle parti migliori del film; a livello emotivo, narrativo e registico. Alcune delle sequenze visivamente più suggestive – che trascendono la Marvel e si accostano ad un immaginario fantasy vicino a “Il Signore degli Anelli” (2001-2003) – hanno per protagonisti proprio loro e si concentrano su un sacrificio che uno dei due sceglierà di compiere.

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Il tasso di spettacolarità dell’intera pellicola è, comunque, altissimo e il merito va non solo ai registi; ma anche e, particolarmente, ai tecnici: dal direttore della fotografia – candidato a 1 BAFTA AwardTrent Opaloch (“District 9”, “Elysium”, “Captain America: Civil War”) allo scenografo Charles Wood (“Thor: The Dark World”, “Guardiani della Galassia”, “Doctor Strange”), passando per i curatori degli effetti visivi.

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L’ultimo atto – in cui tutti vengono coinvolti nel conflitto finale contro Thanos e i suoi seguaci – è, poi, davvero trepidante d’azione ed emozione – pur essendo dilatato – ed è anche il picco, rappresentativamente, più alto della svolta magniloquente intrapresa dal film.

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In questo senso, “Infinity War” – con i suoi 159 minuti, che volano in un soffiocostituisce quasi un punto di rottura e, forse, di non ritorno per il Marvel Cinematic Universe e l’epilogoamaro e solenneguarda oltre gli Avengers e vola verso la wonder woman Brie Larson diCaptain Marvel”; anch’esso in uscita nel 2019.

 

 

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