2018, REVIEWS

“SOLO: A STAR WARS STORY” – Ron Howard

3 minuti di lettura

1148440549869_solo_asws_payoff_loc

 

ROMANTICHE GUERRE STELLARI

Molti anni orsono dall’incontro con Obi-Wan Kenobi e Luke Skywalker, il giovane Han Solo conosce il suo futuro copilota, Chewbacca, e s’imbarca – insieme a lui e al criminale Beckett – in un’avventura, a bordo del Millennium Falcon; con l’intento di riconquistare il cuore della sua amata Qi’ra.

null

A seguito di una realizzazione piuttosto travagliata, arriverà sul grande schermo, il prossimo 23 Maggio, “Solo: A Star Wars Story” (2018) – secondo spin-off della saga di “Guerre Stellari” (1977- ) – dopo “Rogue One: A Star Wars Story” (2016). In cabina di regia, dovevano, inizialmente, esserci gli autori di “Piovono Polpette” (2009) e “The Lego Movie” (2014), Phil Lord e Christopher Miller.

null

I due hanno abbandonato il progetto a causa d’incompatibilità creative con gli sceneggiatori e sono stati, poi, sostituiti dal vincitore di 2 Oscar, Ron Howard – che ha dovuto girare, di nuovo, più dell’80% del materiale video. Scritto da Lawrence Kasdan – al suo quarto script, per un episodio del franchise di George Lucas – e il figlio Jonathan, “Solo” è incentrato sulle origini del leggendario contrabbandiere Han Solo – che, in passato, aveva avuto il volto del candidato a 1 Oscar, Harrison Ford e che, adesso, è impersonato dal giovane Alden Ehrenreich.

null

Sin dalle prime immagini, il film sembra una rispolverata, di stampo vintage, della prima trilogia degli anni ‘70/’80: un adventure-romance che si rifà alla Old Hollywood della Golden Age, con le caratteristiche tipiche di quel genere. A sostituire la componente della Forza – predominante, nella saga originale – è, in questo caso, un romanticismo vecchio stile, che permea l’intera pellicola; insieme all’epica – insostituibile – e a un senso di appartenenza, legato alle proprie origini e alla famiglia – elemento che ci porterà a scoprire un’interessante curiosità sul nostro eroe.

null

L’Han Solo con cui ci approcciamo stavolta è dipinto come un sano e ingenuo ragazzotto, che non riesce a non fidarsi del prossimo e vuole solo ritrovare la ragazza che ama. Ehrenreichche ci aveva colpito inAve, Cesare!” (2016), dei fratelli Coen, dimostrando di avere una mimica facciale ed espressiva non indifferentelo veste molto bene – pur gigioneggiando un po’ – con la sua simpatia e un’irresistibile faccia da schiaffi. Ad affiancarlo, come protagonista femminile, c’è la regina dei draghi della serieIl Trono di Spade” (2011- ), Emilia Clarke; che brilla – con acconciature e trucco da diva anni ’40in un ruolo dagli sviluppi inaspettati. Entrambi sono al centro di un triangolo amoroso – che vede Paul Bettany come terzo incomodo – e di una relazione, il cui svolgimento rimarrà in leggera sospensione, alla fine.

null

Come tutti gliStar Wars”, anche questo non manca di sequenze ad alto impatto visivo: dall’adrenalinica corsa nella ferrovia tra i ghiacci all’impetuoso avvicinamento verso una sorta di buco nero, in cui è presente anche un mostro dai mille tentacoli – che fa, subito, pensare, alla fantascienza di “Alien” (1979-2017) e compagnia. C’è la costante varietà di bizzarre creature dello spazio e una cura appropriata alle scenografie, ai costumi e al trucco – anch’essi futuristici, ma dall’apparente ispirazione retrò, tra i ’20 e i ’40.

null

Al di là del puro spettacolo, ci sono anche riferimenti alla realtà – che lo spettatore più smaliziato coglierà di certo. Il primo è legato alla divertente L3-37 – un robot di sesso femminile – che reclama la parità di diritti per gli androidi; visti dagli altri come diversi e costretti a combattere tra loro, davanti al pubblico di una sala da gioco.

null

L’altro, invece, riguarda il materiale esplosivo che Solo e Qi’ra devono recuperare; il quale, sembra essere lo strumento di una metafora socio-politica legata agli Stati Uniti, alla guerra con il Medio Oriente, alla lotta di potere per la gestione delle risorse petrolifere e allo sfruttamento degli abitanti dei luoghi dove si trovano i giacimenti. Non a caso, uno degli scenari è proprio quello di una landa desolata e desertica, con individui che hanno l’aspetto di una tribù in condizioni di povertà.

null

Superiore al precedenteRogue One”, “Soloè un piacevolissimo follow-up delle Guerre Stellari originarie; chepur non avendo l’imponenza narrativa e cinematografica di quegli stessi filmrimane un grande intrattenimento da multipleximperdibile, per i fan, e da vedere, per coloro che vogliono concedersi un viaggio tra le galassie (e nel tempo).

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi