2018, REVIEWS

“MARY E IL FIORE DELLA STREGA” – Hiromasa Yonebayashi

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VACANZA DA STREGA

Mary Smith passa gli ultimi giorni d’Estate in vacanza, dalla prozia Charlotte; in attesa che la scuola ricominci. Durante un caldo pomeriggio, la ragazzina – annoiata dalla vita di campagna – si avventura nel bosco adiacente alla casa e s’imbatte in un misterioso fiore celeste chiamato “Volo Notturno”. Sfregando i suoi petali, Mary entra in possesso di un misterioso potere magico, appartenuto – in passato – ad una strega…

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Non tutti lo sanno, forse, ma la famosa Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts non è stata la prima accademia per maghi della letteratura fantasy mondiale. Nel 197126 anni prima della pubblicazione di “Harry Potter e la Pietra Filosofale” – la scrittrice britannica Mary Stewart ne aveva immaginata un’altra – altrettanto meravigliosa e non così differente – nel romanzo per ragazziLa Piccola Scopa”. Lo scorso anno, l’opera è stata adattata per il grande schermo, con il titolo “Mary e Il Fiore della Strega (Mary and the Witch’s Flower)” (2017) – nuovo lungometraggio d’animazione di Hiromasa Yonebayashi.

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Si tratta del primo film realizzato dal neonato Studio Ponocfondato dal regista giapponese e dal produttore Yoshiaki Nishimura – che raccoglie l’eredità – e tanti artisti – dello Studio Ghibli. La storica casa di produzione di Isao Takahata e Hayao Miyazaki sembrava, infatti, aver chiuso, definitivamente, i battenti; salvo, poi, fare retromarcia per mettere in cantiere “How Do You Live?” (2021), che dovrebbe essere l’ultimo e definitivo progetto dell’autore Premio Oscar per “La Città Incantata” (2001).

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Dal punto di vista tecnico, il film è una vera e propria festa per gli occhi. I disegni animati sono ineccepibili e lo stile immaginativo e visionario, tipico dello stesso Miyazaki e compagnia, c’è tutto. In tal senso, è degno di nota l’universo magico ricreato attraverso delle scenografie sfavillanti e dettagliate – a partire dal castello dall’architettura arabeggiante, sospeso nel cielo e simile quasi a un luna-park.

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Nonostante non manchino momenti di pura meraviglia, i rimandi e gli accostamenti alla saga cinematografica diHarry Potter” (2001-2011) – più che a “Kiki – Consegne a Domicilio” (1989), dello Studio Ghiblisono più che presenti e fanno, leggermente, perdere fascino al contesto della storia; rendendolo, appena appena, già visto. Nell’assistere a un momento di passaggio e di crescita della protagonista – che si affaccia al mondo, con tutte le dinamiche che ne conseguono – avvertiamo l’assenza di temi e stili di una certa maturità narrativa; che caratterizzavano, invece, lungometraggi targati Ghibli come “Il Castello Errante di Howl” (2004), per dirne uno.

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L’aspetto più interessante del plot – anche a livello socio-culturalerimane, quindi, lo sfruttamento degli animali, utilizzati per degli sconcertanti esperimenti chimici; volti a innestare nuove specie dall’incrocio di creature differenti. Al di là di ciò, la vicenda appare fin troppo lineare, nel suo disvelamento. E, a conti fatti, si può affermare che la pellicola funzioni più come fiaba fantasy che come racconto di formazione.

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Ma il vero tallone d’Achille diMary e il Fiore della Stregaè, probabilmente, quello di essere stato prodotto troppo tardi rispetto alla release della sua fonte letteraria ed è anche per questo che non risulta completamentee complessivamenteincisivocom’era il precedente titolo firmato da Yonebayashi, “Quando c’era Marnie” (2014).

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