2018, REVIEWS

“A MODERN FAMILY” – Andrew Fleming

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UNA FAMIGLIA (IM)PERFETTA

Durante un party sfarzoso e alla moda nella loro lussureggiante villa, Erasmus – stravagante e carismatico conduttore di show di cucina – e Paul – suo produttore televisivo, nonché compagno di vita – vedono stravolta la loro routine dall’arrivo di Bill – il nipote di Erasmus, in fuga dal padre finito in carcere. Dopo lo smarrimento e le difficoltà iniziali – che mettono a dura prova la stabilità dei due, costringendoli a reinventare la propria quotidianità – Paul ed Erasmus trovano, pian piano, il modo di far sentire a casa il ragazzino; lanciandosi nella sfida più importante che una coppia omosessuale possa affrontare.

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Perfettamente in linea con il mood estivo, “A Modern Family (Ideal Home)” (2018) è una deliziosa e fresca commedia dei buoni sentimenti e del cuore – con la “c” maiuscola – che fa riflettere lo spettatore sul tema – più che mai attuale – delle coppie gay innamorate e desiderose di mettere su famiglia.

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Scritto e diretto da Andrew Fleming, il film mette in scena le difficoltà vissute – e, a maggior ragione, fortemente volute, nello script – dal suo autore; proprio per lanciare un segnale forte, attraverso una storia fittizia, ma universale. Si tratta, comunque, di una pellicola piacevole, divertente e anche eccessiva, a tratti; ma ciò, tutto sommato, non guasta, visto il genere.

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Tra tante battute brillanti – ma mai banalipossiamo meditare, in maniera leggera, su cosa significa davvero essere una famiglia; al di là di quale possa essere il sesso, la razza o l’orientamento sessuale dei due individui che intendono formarla.  A testimoniare come una coppia omogenitoriale possa essere considerata un nucleo familiare a tutti gli effetti, è proprio Bill; che, in modo fiero e innocente, descrive la felicità di vivere con Erasmus e Paul. Per lui, i due diventano una casa, un porto sicuro dove fare sempre ritorno.

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Tutto è possibile a Santa Fe – la città del Nuovo Messico scelta da Fleming per girare il film – che – oltre ad offrire suggestivi scenari, valorizzati dalle inquadrature a tutto schermoè proprio il posto giusto per chi desidera riprogettare la propria esistenza. Una lettera d’amore per questoluogo magico” – secondo il regista – e ben venga anche il cameo, nelle sequenze iniziali, dell’attuale sindaco, Javier Gonzales.

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Steve Coogan – nei panni dello strampalato Erasmus – e Paul Rudd – che dà la tempra necessaria al suo personaggioriescono a rendere coinvolgente la pellicola – insieme al piccolo Jack Gore e nonostante un finale abbastanza prevedibile. La loro coppia sdolcinata, disillusa, sull’orlo di una crisi definitiva – e tutt’altro che perfettaconquista. A vincere è l’amore: quello dell’uno verso l’altro, che non ha identità, ma solo la “a” maiuscola. E, a tal proposito, non perdetevi i titoli di coda

Recensione di Marica Miozzi

 

 

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