2018, REVIEWS

“MOST BEAUTIFUL ISLAND” – Ana Asensio

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L’ALTRO LATO DELLA “MELA” 

Luciana – una ragazza spagnola, con un passato tormentato – è giunta a New York – sola e senza documenti – con lo scopo di trovare un lavoro che le permetta di sopravvivere e di farsi una nuova vita. Quando riceve una proposta economica che non può permettersi di rifiutare, finisce per ritrovarsi in una situazione difficile da gestire e molto pericolosa…  

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Most Beautiful Island” (2017) è il lungometraggio di debutto dell’attrice spagnola Ana Asensio. Presentata – e premiata – a numerosi festival internazionali e candidata al Premio John Cassevetes, agli Independent Film Spirit Awards 2018, quest’opera prima – a metà tra dramma socio-politico e horror suburbanomostra allo spettatore un’altra faccia di New Yorkil lato oscuro, sconosciuto e che, difficilmente, potremmo immaginare. Sia nella realtà che sul grande schermo, abbiamo, spesso, visto e pensato la “Grande Mela” come un luogo magico e idilliaco, in cui il successo e la fama possono materializzarsi in un batter di ciglia.

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Tutto è possibile a New York”, si sente dire Luciana da una collega, come se gli Stati Uniti fossero davvero la terra dei sogni. Asensio, invece, smonta e, quasi, distrugge tale visione idealizzata della metropoli statunitense. Un’altra battuta sarcastica del copione, riferita allo spiacevole destino di altre ragazze immigrate, è, infatti: “New York se l’è mangiate”, come se la città potesse, a livello metaforico, fagocitare e inghiottire le persone – al pari di piccole briciole – facendole sparire in posti o contesti ignoti e imperscrutabili. La neo-regista riflette, in tal senso, sulla crisi economica mondiale e mostra, con il plot, la dura e cruda realtà che spetta agli immigrati; costretti a sottoporsi a qualsiasi tipo di lavoro o mansione – compresi quelli meno sicuri e più pericolosi – pur di mantenersi.

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Nella seconda parte, il film cambia registro è quello a cui assistiamo è un macabro gioco alla carneficina, un incubo dalle influenze kubrickiane, le cui vittime sono ragazze inconsapevoli del rischio verso cui vanno incontro. L’asticella della narrazione si sposta dalla precarietà del lavoro mal stipendiato alla crudeltà spietata dell’essere umano e al fascino della perversione che esso subisce; a tal punto da provare un morboso godimento nell’assistere ad esibizioni di raccapricciante sadismo. Oltre a tale aspetto, c’è un altro importante monito da non sottovalutare – in tempistica perfetta con il movimento “Me Too” – relativo al perpetrato sfruttamento della figura femminile – dall’immagine alla persona, passando per il corpo – e non è un caso che le protagoniste della pellicola siano due donne.

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A livello simbolico, è, poi, interessante l’utilizzo degli insetti: dal ragno accostato alla fisicità femminea – in modo, vagamente, similare al thrillerEnemy” (2013), di Denis Villeneuve; ispirato al romanzo “L’Uomo Duplicato”, di José Saramago – alle blatte, nella scena della vasca. La loro presenza presagisce qualcosa d’inquietante e mortifero che potrebbe accadere successivamente e, allo stesso tempo, segnala lo sporco interiore dell’animo di Luciana. Proprio all’inizio del film, scopriamo, difatti, che la ragazza ha subito una grave perdita – di cui potrebbe essere stata, incidentalmente, colpevole – e che, dunque, non solo si sente in colpa, ma non può nemmeno tentare di tornare in Spagna alla sua realtà precedente; che sembra voler archiviare del tutto. Lei stessa e l’amica Olga s’interrogano sul loro futuro – chiedendosi se ciò che accade loro sia, davvero, quello che meritano – e, attraverso questo breve dialogo, Asensio ne approfitta per accennare altri quesiti; stavolta esistenzialisti e spirituali, tra il caso, la fortuna e la fede.

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Most Beautiful Islandsi può parafrasare come un “Anti-American Dream”, che testimonia come l’epoca d’oro degli Stati Uniti e dell’”Isola Più Bella” sia conclusa, ormai, da tempo. Nel piano-sequenza finale, scorgiamo un’insegna, su cuiguarda casoè raffigurata una mela accanto alla didascalia “Big Big Dreams. Sarà un segno di speranza per la realizzazione dei sogni della protagonista o il miraggio di una chimera svanita per sempre? 

 

 

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