FESTIVALS, Venezia

MOSTRA DI VENEZIA 2018 – DAY 2: “Roma”, “The Mountain”

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Le danze si sono, ufficialmente, aperte al Lido e la seconda giornata della Mostra del Cinema di Venezia 2018 è iniziata con “The Mountain” – secondo titolo in Concorso, diretto da Rick Alverson. Interpretato da Tye Sheridan, Jeff Goldblum e Denis Lavant, il film è uno strano oggetto cinematografico, la cui storia è ambientata negli Stati Uniti degli Anni ’50 ed è incentrata sul rapporto tra un ragazzo introverso, orfano di madre, e un lobotomista che lavora negli ospedali psichiatrici. Un plot che accosta la malattia mentale alla sessualità – e ai suoi orientamenti – e che tenta di analizzarle, senza riuscirsi troppo. Se la forma – fatta di inquadrature fisse ben studiate, in cui gli attori sembrano a volte manichini e altre dei morti viventi – è cupamente attraente, il contenuto si perde tra visioni reali e immaginarie, confondendosi in esse. Un aspetto interessante è, però, quello legato all’arte – e alla fotografia, in particolare – per il quale l’autore indie sembra provare una macabra fascinazione. Il protagonista, difatti, ritrae i pazienti del noto lobotomista, immortalandoli nei momenti in cui lui pratica su di loro le sue estreme procedure. Mentre Goldblum è abbastanza in parte – pur non essendo del tutto esaltante – Sheridan risulta piuttosto inespressivo, ad eccezione di qualche sequenza. Lavant – che avevamo apprezzato come istrionico leader attoriale del cult “Holy Motors” (2012) – eccede ed esagera in un’esibizione fuori luogo, guidata da un monologo che sfiora il nonsense.

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The Mountain

La seconda pellicola della giornata è stata, poi, l’attesissimo “Roma”, di Alfonso Cuarón, sempre in competizione; che si è rivelata – come da previsioni – una vera masterclass di regia e fotografia. La storia è quella di una famiglia del quartiere borghese Roma, di Città del Messico; collocata negli Anni ’70 e vista attraverso gli occhi di un’amorevole domestica. Nel raccontare vicende autobiografiche – legate alla sua infanziaCuarón realizza un imponente affresco familiare, politico e sociale, ricco di drammi di vita universali e di momenti e situazioni affettivi e commoventi.

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Roma

Una lettera d’amore al Messico, ma anche alle (sue) donne: mogli, madri (naturali e non) ed esseri umani dalla grande forza interiore, che non si arrendono di fronte a nulla; affrontando le difficoltà create da uomini capaci di farle solo soffrire. Una sceneggiatura in cui ritroviamo il microcosmo del nucleo parentale e il macrocosmo di una nazione in pieno caos e alla deriva. La direzione del cineasta messicano – vincitore di 2 Oscar – è immersiva e superlativa, tra piani-sequenza dilatati e dettagliati, con carrellate e campi lunghi. La sua cinematografia è luminosamente perfetta e non ha da temere il confronto con quella dello storico collaboratore Emmanuel Lubezki. A comporre il cast principale, troviamo le esordienti Yalitza Aparicio – sorprendentemente brava nel ruolo della protagonista Cleo – e Nancy García García; al fianco dalla già navigata attrice messicana Marina de Tavira – altrettanto efficace nella parte della signora Sofía.

A breve – come terzo titolo del giorno – sarà proiettato in Sala GrandeThe Favourite”, del regista greco Yorgos Lanthimos, alla presenza di Emma Stone, Olivia Colman, Nicholas Hoult e Joe Alwyn. Domani ve ne parleremo.

 

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