2018, REVIEWS

“SEPARATI MA NON TROPPO” – Dominique Farrugia

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DUE CUORI (SPEZZATI) SOTTO UN TETTO

Delphine e Yvan sono una coppia sposata, con una casa a Parigi e due figli a carico. Dopo anni di vita insieme, Delphine – desiderosa di fare nuove esperienze e stufa del comportamento del consorte – decide di chiedere il divorzio da colui che le si è rivelato come una persona immatura e poco incline ad impegnarsi – nella vita di coppia così come nel lavoro. Yvan, dal canto suo, si ritrova solo, senza una casa e senza soldi. Privo anche dell’appoggio degli amici, l’uomo ricorda, all’improvviso, di essere il detentore del 20% della casa in cui viveva con l’ex moglie e decide, così, di rivendicarne la proprietà. Delphine si ritrova, suo malgrado, a dover vivere nuovamente insieme a Yvan, facendo scattare una serie di equivoci e situazioni improbabili che, alla fine, portano entrambi a riflettere sul loro rapporto e sulla loro famiglia. 

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Vedendo “Separati ma non Troppo (Sous le Même Toit)” (2017) – scritto da Laurent Turner e Dominique Farrugia e diretto da quest’ultimo – ci si ritrova, senza dubbio, davanti alla più classica delle commedie sentimentali francesi. La storia e lo stile della narrazione non sono, infatti, particolarmente nuove e si sa già, più o meno, cosa ci si potrà aspettare durante la visione; sebbene il finale non sia del tutto scontato o prevedibile, come si possa pensare.

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Quella di Delphine e Yvan – personaggi presenti nell’opera prima di Farrugia, “Delphine 1, Yvan 0” (1996), dai quali lui stesso ha preso ispirazione, immaginandoli in un ipotetico futuro insieme – è la storia di una coppia in crisi, intenta a separarsi, ma costretta a superare le difficoltà di una convivenza forzata, con tutto ciò che essa comporta: l’invasione della privacy e la complessa divisione degli spazi comuni, la presenza di nuovi partner con la conseguente gelosia degli ex e la gestione dei figli che si ritrovano a far fronte a questa insolita circostanza.

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Il film trova il suo punto di forza proprio nei frangenti decisamente comici e, talvolta, assurdi che coinvolgono marito e moglie e riescono a divertire – grazie ad alcune trovate originali – senza però esagerare mai; evitando sempre il rischio di cadere nel grottesco. Sebbene si rida per la maggior parte del tempo, non è solo il lato umoristico a prevalere: alla comicità vengono, infatti, affiancati anche momenti emozionanti e sentimentali, a tratti – come le scene riguardanti il rapporto con i due figli e, in particolare, con Lucas, il più piccolo.

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Oltre ad una sceneggiatura ben scritta, un altro degli aspetti positivi è l’ottima caratterizzazione dei personaggi, in particolar modo dei due protagonisti, dotati di personalità che si rivelano, sin da subito, ben definite e in netto contrasto tra loro: da una parte una donna forte ed intraprendente – che sa cosa vuole dalla vita e sa come crescere i suoi figli, nonostante qualche insicurezza – e dall’altra un uomo che vive alla giornata – immaturo e poco incline ad impegnarsi in una relazione – che lascia trapelare, nonostante tutto, quanto tenga ancora alla propria famiglia.

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Ad avvalorare questi personaggi – già convincenti, di per sé – si aggiungono le ottime interpretazioni di Gilles Lellouche e Louise Bourgoin, entrambi perfetti nei rispettivi ruoli, allo stesso modo di Adèle Castillon e Kolia Abiteboul, nei panni dei figli Violette e Lucas.

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Separati ma non Troppo” rimane, nel complesso, un’opera piacevole e divertente; che, nella sua semplicità riesce, comunque, a coinvolgere e ad intrattenere lo spettatore fino ai titoli di coda, con un mix in giusto equilibrio tra ironia e sentimenti.

 

 

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