2018, REVIEWS

“JOHNNY ENGLISH COLPISCE ANCORA” – David Kerr

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LA RIVINCITA DELL’ANALOGICO

Da oggi, Johnny English torna nelle sale italiane. A vestire i panni dell’esilarante spia in “Johnny English Colpisce Ancora (Johnny English Strikes Again)” (2018),  sarà come al solito un ipertrofico Rowan Atkinson che, nelle parole di Tim Bevan – produttore in sinergia con Eric Fellner e Chris Clark – si dimostra dotato di una salda moderazione nei riguardi dei propri characters: «Non ha mai sfruttato o usurato i personaggi che interpreta. Ha sempre fatto aspettare un po’ il pubblico».

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Tale parsimonia performativa ben si sposa con la regia di un entusiasta David Kerr, che confessa al riguardo: «Sono un grande fan dei primi due film di Johnny. Li ho trovati davvero divertenti, e ai miei figli piacciono. Inoltre sono da sempre un grande ammiratore di Rowan Atkinson. Intendo, chi non lo sarebbe?».

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Analogico vs. digitale: questo il tema che innerva il nuovo capitolo della saga. «Più il digitale si diffonde nel mondo – afferma lo sceneggiatore William Daviespiù l’analogico diventa straordinario e affascinante».

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L’intento risulta chiaro fin dall’antefatto: a pochi giorni dal vertice G12 convocato dal Primo Ministro inglese – impersonato da Emma Thompson – la sicurezza del MI7 viene violata e ogni agente sul campo identificato: occasione buona per strappare un veterano come Johnny English dalla sua tranquilla – ma non per gli studenti – routine di insegnante e catapultarlo di nuovo, insieme al fedele – e in molti casi risolutivo – Bough (Ben Miller), al centro dell’azione.

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Il rapporto tra i due si rivela quantomai vincente: «Gli attori – rivela Bevanhanno lavorato molto bene insieme; è stato un dare e avere: Ben è stata un’ottima spalla per la comicità di Rowan».

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La spia si ritroverà, quindi, a fronteggiare la minaccia del super-esperto e iper-tecnologico Jason Volta – deciso ad ottenere il controllo completo del world wide-web – attraverso metodi e strumenti che occhieggiano a passate glorie d’antan – fa il suo bel figurone, al riguardo, una scattante Aston Martin d’altri tempi – aventi il pregio dell’immediatezza e di una difficile localizzazione.

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Sul tracciato di una sceneggiatura ritmata e, saldamente, metonimica e del rodato registro attoriale di Atkinson, il film intrattiene e diverte con studiata disinvoltura, adombrando, tuttavia, un inquietante quesito: cosa accadrebbe se, all’improvviso, la Rete scomparisse?

Recensione di Orlando Trinchi

 

 

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