2018, REVIEWS

“MUSEO – FOLLE RAPINA A CITTA’ DEL MESSICO” – Alonso Ruizpalacios

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L(‘)ORO DEL MESSICO

Messico, 1985. Juan e Benjamín sono due trentenni, studenti fuori corso, che vivono con i genitori – nel distretto di Satelite, a Città del Messico – e non sanno ancora bene cosa fare nella vita. Per sfuggire alla noia e alla monotonia delle loro giornate, i due giovani decidono di rubare – nella notte del 24 Dicembre – numerosi preziosissimi reperti dal Museo Nazionale di Antropologia del Messico. Dopo essere riusciti, con successo, nel loro intento, i due tornano, tranquillamente, a casa. Tuttavia, solo il giorno seguente – quando al telegiornale sentono parlare della rapina – si rendono conto della gravità della loro azione, considerata da tutti un vero e proprio affronto alla nazione. Senza sapere come agire, Juan e Benjamín decidono, quindi, d‘intraprendere un viaggio che li porterà dalle rovine Maya di Palenque fino ad Acapulco Bay, nel tentativo di vendere ad un ricettatore quei tesori dal valore davvero inestimabile. 

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Secondo lungometraggio del regista Alonso Ruizpalacios e vincitore dell’Orso d’Argento per la Migliore Sceneggiatura al Festival di Berlino 2018, “Museo” (2018) è un singolare heist movie che, ispirandosi ad eventi realmente accaduti, narra la storia della più famigerata rapina di reperti nella storia del Messico.

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A colpire, sin da subito, durante la visione, sono, sicuramente, l’ottimo lavoro compiuto dal punto di vista della regia e lo stile decisamente particolare ed originale. Per grande merito di Ruizpalacios, “Museo” è, infatti, una pellicola che – dall’inizio alla fine – non si pone come unico intento quello di raccontare, semplicemente, ciò che è accaduto durante la rapina e i giorni successivi a quest’ultima, ma vuole anche riflettere su molti altri aspetti della vicenda; risultando, così, un’opera unica, in grado di riuscire a coinvolgere, intrattenere e, talvolta, emozionare, senza mai risultare noiosa o prevedibile.

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A rendere possibile tutto questo è, di certo, anche la sceneggiatura: decisamente ben scritta e con dialoghi sempre brillanti, non risulta mai banale e, al contrario, è caratterizzata da un modo intelligente di affrontare e sviluppare le tematiche principali dell’opera, mescolando, sapientemente, la suspense con toni drammatici e ironici.

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Ciò che spicca in “Museo” è anche l’accurata caratterizzazione dei personaggi. In particolare, i due protagonisti vengono presentati come due ragazzi spesso ingenui ed impulsivi, ma con una precisa storia personale alle spalle che va ad influenzarli. Essa viene, spesso, analizzata durante il film, a partire dalle scene – spesso toccanti – in cui Juan si rapporta con il padre o con il resto della sua famiglia e attraverso le quali lo spettatore può cogliere il suo lato più umano.

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Ad interpretare i due protagonisti, con grande bravura, sono Gael García Bernal – nella parte di Juan Nuñez – e Leonardo Ortizgriz – nei panni di Benjamín Wilson. Entrambi convincenti nei loro ruoli, i due appaiono perfettamente in sintonia tra loro; rendendo, così, maggiormente credibili i rispettivi personaggi e l’amicizia tra questi. Da menzionare positivamente, infine, non dimentichiamo le scenografie, la scelta delle suggestive location e la colonna sonora – perfetta per l’atmosfera di cui è pervasa l’opera.

 

 

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