2018, REVIEWS

LA PORTA DELLA GIOIA E DELL’INCANTO: “IL RITORNO DI MARY POPPINS”, di Rob Marshall

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Nella Londra degli Anni ’30, durante la Grande Depressione, Michael Banks (Ben Wishaw) lavora nella stessa banca del padre e vive ancora al numero 17 di Viale dei Ciliegi, insieme ai tre figli e alla domestica Ellen (Julie Walters). Allo stesso modo della madre, Jane Banks (Emily Mortimer) lotta, invece, per i diritti dei lavoratori e aiuta la famiglia del fratello. A seguito di una perdita personale, Mary Poppins (Emily Blunt) rientra, magicamente, nella vita dei Banks, per aiutarli a ritrovare la gioia dell’infanzia perduta. 

 

Questi palloncini rappresentano l’esistenza e – come essa – vanno riempiti con i sentimenti e le emozioni della nostra vita.

Signora dei Palloncini

 

Sono passati 54 anni da quando la tata magica più famosa della storia del cinema faceva capolino sul grande schermo. Era il 1964 e Julie Andrews era la protagonista di “Mary Poppins” – prodotto da Disney, diretto da Robert Stevenson e tratto dai romanzi di Pamela Lyndon Travers. I personaggi del musical vincitore di 5 Oscar, sono di, nuovo, nelle sale con “Il Ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)” (2018), sequel diretto da Rob Marshall e scritto da David Magee, John DeLuca e lo stesso Marshall – sulla base di elementi sempre presenti nei testi letterari – che mantiene appieno le aspettative e conserva, intatte, le atmosfere dell’originale, riproponendole alle nuove generazioni.

La storia riprende nella Londra della Grande Depressione e ritrova i piccoli Banks ormai cresciuti e disillusi, presi dalle difficoltà quotidiane della vita da adulti e del tutto inconsapevoli delle avventure – da tempo dimenticate – vissute da fanciulli. Partendo da questo incipit, la pellicola si rivela un commovente inno alla meraviglia, la gioia e la spensieratezza dell’infanzia. Appena giunta in casa Banks, Mary Poppins dice ai tre figli di Michael: “Io me ne andrò solo quando la porta si aprirà“. Il varco a cui si riferisce la famigerata bambinaia è quello che apre al mondo dell’incanto, dell’immaginazione e del sogno, dove si crede ancora che ci si possa librare nel cielo con un palloncino colorato in mano.  

Dal punto di vista della narrazione, Il plot ripercorre, in qualche maniera, le tappe dell’opera originaria; facendosi ibrido a metà tra seguito e remake. Nel corso della storia, ritroviamo, ad esempio, l’ammiraglio Boom – stavolta interpretato da David Warner – che vive sopra l’appartamento di Michael e fa da vedetta nel suo fittizio galeone. E, ancora una volta, nello script co-firmato da Magee2 volte candidato all’Oscar per i copioni di “Neverland – Un Sogno per la Vita” (2004) e “Vita di Pi” (2012) – viene mossa una critica al denaro e alle banche; che ricoprono, nuovamente, una carica rilevante e fondamentale nel contesto socio-politico dell’epoca, nella crisi che ne derivò e nell’impoverimento della popolazione.

Al di là di questi aspetti, ciò a cui prendiamo a parte è una coloratissima festa per gli occhi, nella quale – attraverso immaginifiche sequenze musicali, che alternano il live action all’animazione 2Dvengono messi in scena i preziosi insegnamenti impartiti da Mary Poppins ai giovanissimi Banks. Nel primo segmento – forse, il più entusiasmante e visivamente impressivo – scopriamo che fare la doccia in vasca può essere meno noioso di quanto sembri; oltre che un modo per immergersi, letteralmente, in altre realtà: che siano sott’acqua, tra delfini e vascelli affondati negli oceani, o sopra, su scialuppe in mezzo al mare, tra nuvole di bagnoschiuma.

Il secondo – nel quale i protagonisti diventano parte del dipinto di un vaso, mescolandosi a dei cartoni animati – ci porta, invece, alla Royal Doulton Music Hall, dove Mary Poppins e l’acciarino Jack si esibiscono in uno show che pare essere – dal parrucchino indossato da Emily Blunt al numero jazz – un’autocitazione di Marshall al suo “Chicago” (2002). A sipario chiuso, i Banks hanno imparato che “nessun abito fa il monaco”, che “nessuno può far furti a chi è nudo completamente” e, soprattutto, l’importanza di seguire ciò che si ha nel cuore ed essere sempre sé stessi.

Nell’ora successiva, è, poi, il momento di Meryl Streep, nei panni dell’aggiusta-tutto Topsy: il mercoledì è un giorno difficile per lei, perché il suo habitat si capovolge completamente, sconvolgendole la quotidianità. Con l’aiuto della cugina Mary, capisce – insieme ai Banks – che anche quando il nostro mondo e la nostra casa vanno sotto-sopra, si può sempre trovare un vantaggio nel vedere tutto da un altro punto di vista. Se i lampionai – che sostituiscono gli spazzacamini del film di Stevensonpossono, poi, “illuminare il mondo a festa” e guidare i bambini verso la strada di casa, è il personaggio della signora dei palloncini – impersonata da Angela Lansburya dare la lezione più importante, nella splendida scena finale: non far mai morire il bambino che è in noi e vivere onestamente per poter volare

A contribuire al grande spettacolo che è questa produzione da 130 milioni di dollari, è anche la presenza della vincitrice di 1 Golden Globe, Emily Blunt; che raccoglie l’eredità della Andrews, senza farcela rimpiangere affatto. La sua Mary Poppins è raggiante, rassicurante e non meno luminosa di quella che conoscevamo già e che aveva fatto vincere l’unico Academy Award alla protagonista di un altro grande successo come “Tutti Insieme Appassionatamente” (1965). L’intero ensemble è, comunque, degno di nota; ma due menzioni particolari vanno a Lin-Manuel Miranda e, soprattutto, a Ben Wishaw.

Nella migliore tradizione della filmografia del candidato a 1 Oscar Rob Marshall,Il Ritorno di Mary Poppinsè, soprattutto, un musical grandioso e sensazionale, guidato da orecchiabilissime canzoni originali – costruite su ottimi testi e sulle musiche sorprendenti di Marc Shaiman – e inserito in un contesto visuale costituito da notevoli scenografie e costumi. L’operazione – inizialmente impensabile – si rivela eccellentemente riuscita e capace di donare un pizzico di speranza e magia ai bambini di oggi, ma anche a quelli che furono.

 

 

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