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L’Italia chiude i cinema per il Coronavirus, nel giorno della Festa della Donna: la Fine del Mondo incombe?

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Da sinistra a destra: “Madre!“, di Darren Aronofsky, e “Melancholia“, di Lars von Trier.

Questo fenomeno chiamato Coronavirus sembra essere l’inizio di una fine. Il segnale lampante di un mondo e di un’umanità tutta che procedono, vertiginosamente, verso una spaventosa involuzione (povero Darwin!); con l’Italia tra le prime nazioni a cadere.

PARTE I – APOCALISSI CINEMATOGRAFICHE

Il cinema – come l’arte, più in generale – è risultato, spesso, profetico e – anche in una tale situazione capace di scatenare paranoia (prima) e panico (dopo) – i film apocalittici – blockbuster, autoriali, indie – hanno anticipato un futuro o una fantascienza relativi al social system attuale; che, tuttavia, non ha quasi più nulla di fanta(stico) ed è, invece, pregno di tutta la palpabile consistenza della realtà che stiamo vivendo e guardando in faccia – direttamente con i nostri occhi e non più attraverso uno schermo.

A maggior ragione, perché – com’è stato stabilito dal decreto ministeriale di ieri, 8 Marzo – ogni grande schermo italiano avrà le proprie porte sbarrate, almeno fino al 3 Aprile prossimo; salvo successive disposizioni. Una circostanza imprevista e spiacevole per i cinefili abituati ad affollare le sale – dai multiplex da centro commerciale ai piccoli cinematografi d’essai – che dovranno accontentarsi di spulciare nuove o vecchie visioni – tra piattaforme streaming, supporti digitali e dvd o blu-ray, per i pochi (?) collezionisti rimasti.

Tornando ai distaster movie e ai titoli di distopia sci-fi dell’ultima – ma, speriamo non ultima! – decade, che presagivano le inquietanti condizioni attuali dell’Uomo e della Terra – presentandocele come qualcosa di tanto avveniristico da dover rimanere un’eterna finzione filmica – non possiamo non citare “Contagion” (2011), di Steven Soderbergh. Una produzione hollywoodiana da 60 milioni di dollari – che include, nel ricco cast, i Premi Oscar Matt DamonKate Winslet, Gwyneth Paltrow e Marion Cotillard – incentrata, proprio, su un’epidemia infettiva che parte (guarda caso) da Hong Kong, per poi diffondersi nel resto del globo.

Ma ci sono altre due pellicole altrettanto emblematiche – ma ben più eccelse, impegnate e complesse – sulle quali bisogna, assolutamente, soffermarsi: “Madre!” (2017) e “Melancholia” (2011) – presentate, rispettivamente, alla Mostra del Cinema di Venezia e al Festival di Cannes; entrambe in Concorso. Da un lato, una coppia intenta a rendere la propria Casa un Paradiso, senza sapere che vi cova, all’interno, un’Inferno; dall’altro, una donna giunta a un matrimonio mai, davvero, desiderato – la cui latente depressione coincide con la vicinanza persistente di un pianeta in rotta di collisione con il nostro.

Una viscerale, disturbante e criptica escalation sul potere – umano e divino – di creazione e distruzione è rappresentata nel film più controverso, audace e memorabile di Darren Aronofsky; con una Jennifer Lawrence nella migliore e più sottostimata performance della sua carriera. L’Apocalisse come unico, immaginabile, gran finale per una specie antropica marcia, corrotta e consumata – meritevole di essere solo spazzata via da un mastodontico astro blu con il nome di un disturbo psichico – è, invece, il fulcro del magnum opus di Lars von Trier, di un pessimismo cosmico spiazzante.

PARTE II – LA REALTA’ E’ MOLTO PIU’ TERRIBILE DELLA FANTASIA

In merito a quello che viene, tuttora, definito belpaese (il nostro), si può dire che l’ennesima epidemia scatenatasi in Oriente ha rivelato, completamente, quanto la bella Italia si stia sgretolando, a poco a poco, nella completa mancanza di coesione e unità che caratterizza coloro che la abitano.

La politica – oramai, strisciante e capace d’insinuarsi, anche subdolamente, in contesti con i quali non dovrebbe, proprio, avere nulla a che spartire – ha, ovviamente, un ruolo molto rilevante nel quadro profilatosi nelle ultime settimane; al di là della posizione dei media – che non sempre riescono ad evitare di sfociare nell’esagerazione o nel sensazionalismo – e dei medici – a volte, e inizialmente, inefficienti nel dare al cittadino una linea guida comune e valida da seguire attentamente.

Ciò che lascia sbigottiti è quanto ancora si abusi, oggigiorno, di termini quali “razzismo” o “sovranismo”; quando, in tali casi d’emergenza, l’unica priorità che dovrebbero avere tutti i governanti – dall’alto delle comode poltrone su cui giacciono accovacciati, a sinistra o a destra – dovrebbe essere la tutela della salute dei governati.

Ci sarebbe tantissimo da dire sulla carrellata di disastrose e inette azioni del popolo e dei sovrani nostri susseguitesi in queste manciate di giorni alle nostre spalle, ma vale la pena accennare almeno le più importanti e paradossali. La regione Lombardia ha, finalmente, deciso di chiudere le frontiere ed era, decisamente ora; anzi, è pure un po’ tardi., dato il numero di contagi. Nonostante ciò, il popolo – la comunità che rimette, puntualmente, su quelle medesime poltrone soggetti che, in altre nazioni, sarebbero, già, stati messi in galera da tempo; se non addirittura esiliati in capo al mondo – conferma la sua stupidità e ignoranza madornale, testimoniata da persone che scappano di qua e di là dalla zona rossa; come se, anziché, il Coronavirus, fosse scoppiato il terzo conflitto mondiale – poco ci manca pure per quello, forse.

Così come sapienti individui che hanno fatto una capatina al campo minato, con incurante nonchalance; per, poi, scorrazzare – in totale tranquillità e buona pace di enti governativi e security nazionale – per altre campagne o città italiote. Inoltre, si ha, persino, il coraggio e la sfacciataggine di obiettare se l’arcipelago delle Mauritius – come altre, intelligenti, nazioni al pari – decide di rimandarci indietro, per corriere espresso, dei connazionali ritenuti, ipoteticamente, difettosi. Quando – sempre in suddetti momenti di gravità – lo stato africano agisce come avrebbe dovuto agire, da tempo, anche l’Italia; la quale, spreca ancora ore a parlare di “Europa” – con i nostri vicini di casa che – giustamente! – pensano a difendere le proprie abitazioni, con inquilini annessi.

Il problema all’origine di tutti i mali è l’Essere Umano – con tutte le ombre annidate in esso e proiettate sul prossimo. Lo sappiamo tutti o tutti dovremmo saperlo. L’ambientalista che predica il bene della Natura, al limite del fanatismo, divenendo suddito del santone di turno; senza sapere che lui stesso è il vero problema e che di questa Terra – per quanto possiamo o vogliamo provarci – c’è molto poco da salvare, oramai.

La starlette televisiva o cinematografica – tanto quanto la casalinga o la segreteria d’ufficio, senza esclusioni – che accusa di molestia – magari, anche qualche decade dopo – un uomo che le ha fatto un complimento vivace o ha tentato di baciarla. La stessa che, poi, sfoggia – giustamente³! – tutta la propria piena femminilità; per, poi, lamentarsi, però, se un uomo ci prova con lei, in modo abbastanza esplicito. Una caccia alle streghe o – per essere precisi – agli stregoni, francamente, stantia e satura; che rischia di portare l’uomo alla castrazione – non fisica, ma umana e identitaria.

La cattiveria è, in più casi, trasfigurata in perbenismo, moralismo e pudicizia: Ipocrisia imperante, su tutti i fronti e in ogni tipo di relazione umana, per essere generici. Meglio dire qualcosa di accomodante, accondiscendente, sdolcinato (non dolce) e giusto (solo in apparenza); piuttosto che la Verità, nella sua schiacciante e inoppugnabile totalità. Ma questa è, in fin dei conti, la società contemporanea: la legge delle Maschere di Pirandello, con la versione d’upgrade 2020. Nulla di troppo nuovo sotto i cieli.

Ieri è stata la Festa della Donna, ma la nostra MadreTerrena, Ultraterrena, Spirituale, Religiosa – ha avuto, davvero, poco da festeggiare.

 

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