MOVIE OF THE WEEK

MOVIE OF THE WEEK 2017 – “Blade Runner 2049”

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bladerunner2049

Il pianeta Terra è al collasso, a causa di blackout, mutamenti climatici e carestie. Nella Los Angeles del 2049, L’Agente Blade Runner K viene a conoscenza, durante una missione, di un segreto che mette in luce una verità oscurata per anni: una scoperta in grado di generare il caos nell’ordine apparente di ciò che è rimasto della società. Incaricato dai suoi superiori d’indagare ed eliminare ogni indizio e testimonianza di questo potenziale pericolo, K incrocerà sui suoi passi Rick Deckard, ex agente Blade Runner di cui si erano perse completamente le tracce.

Denis Villeneuve ci ha impressionato, a inizio anno, con la fantascienza filosofica ed esistenziale di “Arrival” (2016), che gli ha permesso di ottenere la sua prima nomination agli Oscar. Dallo scorso weekend, è tornato in sala – accettando una sfida ancora più ardua e, se possibile, ambiziosa – con “Blade Runner 2049”, sequel del capolavoro sci-fi del 1982 – diretto dal candidato a 4 Academy Awards Ridley Scott e tratto dal romanzo “Il Cacciatore di Androidi” (1968), di Philip K. Dick. LEGGI TUTTO

2017, REVIEWS

“PRIMA DI DOMANI” – Ry Russo-Young

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LA MIA VITA IN UN LOOP

La fantascienza filosofica è tanto affascinante quanto complessa, per l’autore – che deve renderla in tutta la sua profondità – e per il pubblico – che deve comprenderne appieno l’intrinseco significato, a volte non così immediato. All’inizio dell’anno, abbiamo potuto apprezzareArrival” (2016), di Denis Villeneuve: sensazionale esempio del genere, beforeifall1acclamato da critica e pubblico. Ma cosa accade se un innesto narrativo simile viene applicato ad un contesto apparentemente incongruo, come quello del teen-movie?

E’ quello che ha provato a raccontare la scrittrice Lauren Oliver nel best-seller young adultE Finalmente ti dirò addio”, da cui è stato realizzato il filmPrima di Domani”, giunto nelle sale italiane da una settimana – dopo essere stato presentato al Sundance Film Festival, a Gennaio. A firmare l’adattamento, è stata la giovane regista statunitense Ry Russo-Young: frequentatrice abituale di festival indie, giunta al suo quarto lungometraggio e vincitrice di un Gotham Award per la sua opera beforeifall2seconda,You Wont Miss Me” (2009). LEGGI TUTTO

AWARDS, Oscar

OSCAR 2017 con colpo di scena: Vince Moonlight

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Mahershala Ali, Emma Stone, Viola Davis, Casey Affleck

Prima la gioia. Poi lo sgomento e la delusione. Un colpo di scena amaro, quello avvenuto ieri sera al termine della cerimonia degli Oscar 2017, a causa di una gaffe decisamente imbarazzante e infelice. Siamo all’annuncio del premio più importante – quello al Miglior Film – e a leggere la busta sono nientemeno che Warren Beatty e Faye Dunaway. Lui la apre e, dopo averle dato un attento sguardo, appare esitante, per alcuni secondi. Dopodiché la passa a lei, che decreta “La La Landvincitore di questa 89° edizione. Tra gli applausi, i produttori Fred Berger, Jordan Horowitz e Marc Platt salgono sul palco entusiasti e, mentre fanno i loro ringraziamenti con le statuette in mano, un operatore arriva con un’altra busta. Poco dopo, la notizia shock, annunciata da Horowitz: “C’è un errore. “Moonlight”, avete vinto voi” e ancora “Non è uno scherzo. E’ “Moonlight” ad aver vinto come Miglior Film”. Tutti sono increduli, ma così è: il vincitore degli Academy Awards 2017 non è il film di Damien Chazelle, come inizialmente proclamato, ma quello di Barry Jenkins. Superati gli attimi di spaesamento, Horowitz, con grande sportività, si dichiara, comunque, “orgoglioso e fiero dJeremy Kleiner, Adele Romanski, Barry Jenkinsi passare il premio agli amici di “Moonlight”, che fanno capolino al centro del palco, lasciando di lato Chazelle, Stone e compagnia; ben capaci di mettere da parte, almeno in apparenza, il colpo per la beffa subita. Il conduttore dello show, Jimmy Kimmel, prova a smorzare la tensione in modo inefficace, dicendosi desideroso di dare un premio anche agli sconfitti – come se in quel momento fosse stata una cosa possibile – e in più si aggiunge anche Beatty con le sue giustificazioni, ammettendo di avere tra le mani la busta del premio precedente, quello di Emma Stone, Miglior Attrice Protagonista per “La La Land”. In definitiva, al di là di vincitori (presunti) e vinti (accertati successivamente), ciò che rimane è un brutto momento di entertainment che dovrebbe solamente essere cancellato e dimenticato e che si pone come il culmine di una serata non particolarmente entusiasmante, proprio dal punto di vista dell’intrattenimento. A parte i piacevoli numeri musicali – eseguiti, tra gli altri, da Justin Timberlake e John Legend – non si può dire che ci siano stati grandi momenti di spettacolarità. Passando, invece, ai premi – che sono la cosa fondamentale – possiamo constatare che i giurati si siano lasciati nuovamente prendere dalla sindrome della “S.p.m.E.d.S.” – ovvero “Spartizione più o meno Equa delle Statuette – per cui c’è la pellicola favorita per la vittoria (“La La Land”) che prende il maggior numero di premi (sei – Miglior Regia, Miglior Attrice Protagonista, Miglior Colonna Sonora Originale, Miglior Canzone Originale, Miglior Fotografia e Miglior Scenografia) ma non quello al Miglior Film; che va, ichazelleoscarnvece, al titolo (“Moonlight”) con il messaggio sociale e politico più forte, premiato, però, con pochi trofeisolamente altri due, Miglior Sceneggiatura Non Originale e Miglior Attore Non Protagonista, Mahershala Ali. In mezzo a questi due colossi s’inserisce, come da copione, l’altro maggior contendente ai premi principali (“Manchester by the Sea”) – che ottiene l’importante riconoscimento di Miglior Sceneggiatura Originale, firmata da Kenneth Lonergan, e di Miglior Attore Protagonista, Casey Afflecke un altro titolo (“Barriere”), a cui assegnare l’ultimo premio importante rimasto – in questo caso, si tratta di quello alla Miglior Attrice Non Protagonista, Viola Davis. A chiudere il cerchio, ci sono, infine, i “film da contentino”, pellicole di grosso potenziale che, però – per ragioni principalmente numeriche, si devono accontentare di una o due (tre, se va bene) statuette tecniche. Quest’anno rispondono ai nomi di “La Battaglia di Hacksaw Ridge” e “Arrival”, vincitrici rispettivamente nelle categorie di Miglior Montaggio e Miglior Sonoro, il primo, e di Miglior Montaggio Sonoro, il secondo. Il musical di Damien Chazelle non è riuscito, dunque, a stracciare alcun record e ha portato a casa meno della metà dei premi a cui era candidato. Detto questo, se dovessimo predire quale film potrebbe entrare nella storia del cinema tra “La La Land” e “Moonlight”, beh… Staremo a vedere. Intanto, l’Italia dispiaciuta per la sconfitta di “Fuocoammare”, di Gianfranco Rosibattuto nella categoria di Miglior Documentario daO.J.: Made in America” – può, comunque, esultare per la vittoria dei truccatori nostrani di “Suicide Squad, Alessandro Bertolazzi e Giorgio Gregorini. LEGGI TUTTO