2018, REVIEWS

IL DEMONE DELLA DROGA: “BEN IS BACK”, di Peter Hedges

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Il giorno della vigilia di Natale, il diciannovenne Ben Burns (Lucas Hedges) decide di lasciare la comunità di tossicodipendenti in cui è ricoverato, per passare le feste con la sua famiglia. La madre Holly (Julia Roberts) lo accoglie, subito, a braccia aperte; con la condizione che per le 24 ore successive possa controllare, personalmente, ogni suo spostamento…

Una cittadina americana nelle ore serali; la neve che copre le case e gli alberi spogli; una piena atmosfera natalizia. Fanno subito pensare aManchester by the Sea” (2016), le prime immagini di “Ben is Back” (2018), dramma diretto da Peter Hedges e interpretato dal figlio Lucasproprio il protagonista del lungometraggio di Kenneth Lonergan, premiato con l’Oscar alla Miglior Sceneggiatura Originale e al Miglior Attore Protagonista, nel 2017. LEGGI TUTTO

AWARDS, Oscar

OSCAR 2017 con colpo di scena: Vince Moonlight

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Mahershala Ali, Emma Stone, Viola Davis, Casey Affleck

Prima la gioia. Poi lo sgomento e la delusione. Un colpo di scena amaro, quello avvenuto ieri sera al termine della cerimonia degli Oscar 2017, a causa di una gaffe decisamente imbarazzante e infelice. Siamo all’annuncio del premio più importante – quello al Miglior Film – e a leggere la busta sono nientemeno che Warren Beatty e Faye Dunaway. Lui la apre e, dopo averle dato un attento sguardo, appare esitante, per alcuni secondi. Dopodiché la passa a lei, che decreta “La La Landvincitore di questa 89° edizione. Tra gli applausi, i produttori Fred Berger, Jordan Horowitz e Marc Platt salgono sul palco entusiasti e, mentre fanno i loro ringraziamenti con le statuette in mano, un operatore arriva con un’altra busta. Poco dopo, la notizia shock, annunciata da Horowitz: “C’è un errore. “Moonlight”, avete vinto voi” e ancora “Non è uno scherzo. E’ “Moonlight” ad aver vinto come Miglior Film”. Tutti sono increduli, ma così è: il vincitore degli Academy Awards 2017 non è il film di Damien Chazelle, come inizialmente proclamato, ma quello di Barry Jenkins. Superati gli attimi di spaesamento, Horowitz, con grande sportività, si dichiara, comunque, “orgoglioso e fiero dJeremy Kleiner, Adele Romanski, Barry Jenkinsi passare il premio agli amici di “Moonlight”, che fanno capolino al centro del palco, lasciando di lato Chazelle, Stone e compagnia; ben capaci di mettere da parte, almeno in apparenza, il colpo per la beffa subita. Il conduttore dello show, Jimmy Kimmel, prova a smorzare la tensione in modo inefficace, dicendosi desideroso di dare un premio anche agli sconfitti – come se in quel momento fosse stata una cosa possibile – e in più si aggiunge anche Beatty con le sue giustificazioni, ammettendo di avere tra le mani la busta del premio precedente, quello di Emma Stone, Miglior Attrice Protagonista per “La La Land”. In definitiva, al di là di vincitori (presunti) e vinti (accertati successivamente), ciò che rimane è un brutto momento di entertainment che dovrebbe solamente essere cancellato e dimenticato e che si pone come il culmine di una serata non particolarmente entusiasmante, proprio dal punto di vista dell’intrattenimento. A parte i piacevoli numeri musicali – eseguiti, tra gli altri, da Justin Timberlake e John Legend – non si può dire che ci siano stati grandi momenti di spettacolarità. Passando, invece, ai premi – che sono la cosa fondamentale – possiamo constatare che i giurati si siano lasciati nuovamente prendere dalla sindrome della “S.p.m.E.d.S.” – ovvero “Spartizione più o meno Equa delle Statuette – per cui c’è la pellicola favorita per la vittoria (“La La Land”) che prende il maggior numero di premi (sei – Miglior Regia, Miglior Attrice Protagonista, Miglior Colonna Sonora Originale, Miglior Canzone Originale, Miglior Fotografia e Miglior Scenografia) ma non quello al Miglior Film; che va, ichazelleoscarnvece, al titolo (“Moonlight”) con il messaggio sociale e politico più forte, premiato, però, con pochi trofeisolamente altri due, Miglior Sceneggiatura Non Originale e Miglior Attore Non Protagonista, Mahershala Ali. In mezzo a questi due colossi s’inserisce, come da copione, l’altro maggior contendente ai premi principali (“Manchester by the Sea”) – che ottiene l’importante riconoscimento di Miglior Sceneggiatura Originale, firmata da Kenneth Lonergan, e di Miglior Attore Protagonista, Casey Afflecke un altro titolo (“Barriere”), a cui assegnare l’ultimo premio importante rimasto – in questo caso, si tratta di quello alla Miglior Attrice Non Protagonista, Viola Davis. A chiudere il cerchio, ci sono, infine, i “film da contentino”, pellicole di grosso potenziale che, però – per ragioni principalmente numeriche, si devono accontentare di una o due (tre, se va bene) statuette tecniche. Quest’anno rispondono ai nomi di “La Battaglia di Hacksaw Ridge” e “Arrival”, vincitrici rispettivamente nelle categorie di Miglior Montaggio e Miglior Sonoro, il primo, e di Miglior Montaggio Sonoro, il secondo. Il musical di Damien Chazelle non è riuscito, dunque, a stracciare alcun record e ha portato a casa meno della metà dei premi a cui era candidato. Detto questo, se dovessimo predire quale film potrebbe entrare nella storia del cinema tra “La La Land” e “Moonlight”, beh… Staremo a vedere. Intanto, l’Italia dispiaciuta per la sconfitta di “Fuocoammare”, di Gianfranco Rosibattuto nella categoria di Miglior Documentario daO.J.: Made in America” – può, comunque, esultare per la vittoria dei truccatori nostrani di “Suicide Squad, Alessandro Bertolazzi e Giorgio Gregorini. LEGGI TUTTO

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OSCAR 2017: ANNUNCIATE LE NOMINATION

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oscar

La La Land” uscirà domani nelle sale italiane e – dopo la vittoria di 7 Golden Globes, qualche settimana fa – può vantare un nuovo record: 14 nomination (tra cui Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Sceneggiatura Originale) agli Oscar 2017; le stesse ottenute daTitanic”, nel 1998, ed “Eva Contro Eva”, nel 1951. Le candidature del premio cinematografico più importante del mondo sono state annunciate alcune ore fa a Los Angeles. Se il film di Damien Chazelle guida la carovana e si pone come favorito assoluto per la vittoria, a suo seguito ci sono altrettanti avversari importanti. Gli altri titoli designati per il Miglior Film sono: “Arrival”, “Moonlight” (8 nomination); “La Battaglia di Hacksaw Ridge”, “Lion – La Strada Verso Casa”, “Manchester by the Sea” (6 nomination); “Barriere”, “Hell or High Water” (4 nomination); “Il Diritto di Contare” (3 nomination)”, entrato a sorpresa nella categoria. Tante sono state, invece, le esclusioni inaspettate. Amy Adams – pur avendo due ruoli da attrice protagonista in “Arrival” e “Animali Notturni” – non ha riscontrato il favore dell’Academy, che le ha preferito Ruth Negga (“Loving”) e Meryl Streep (“Florence”), giunta alla sua ventesima candidatura e fin troppo osannata dai giurati, un anno si e l’altro no. Tra le colonne sonore, clamorosa l’assenza di Jóhann Jóhannsson (“Arrival”); che ha lasciato, purtroppo, il posto a Thomas Newman, compositore del mediocre “Passengers” – nominato, però, giustamente per uno dei suoi elementi migliori, la scenografia. Anche al talentuoso Tom Ford non è andata bene. I Golden Globes e i Bafta facevano ben sperare, ma, alla fine, il cineasta e stilista texano è stato abbastanza ignorato. L’unica candidatura per il suo “Animali Notturni” è quella a Michael Shannonpreferito al vincitore del Golden Globe Aaron Taylor-Johnson – come Miglior Attore non Protagonista. Delusione, poi, per due maestri del calibro di Martin Scorsese e Clint Eastwood. “Silence” e “Sully” sono stati menzionati in una sola categoria: Miglior Fotografia il primo e Miglior Montaggio Sonoro il secondo. In tutto ciò, l’Italia può, già, festeggiare:Fuocoammare”, di Gianfranco Rosi, è tra i nominati per il Miglior Documentario. Per sapere se otterrà la statuetta, appuntamento alla notte del 26 Febbraio. LEGGI TUTTO