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L’Italia chiude i cinema per il Coronavirus, nel giorno della Festa della Donna: la Fine del Mondo incombe?

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Da sinistra a destra: “Madre!“, di Darren Aronofsky, e “Melancholia“, di Lars von Trier.

Questo fenomeno chiamato Coronavirus sembra essere l’inizio di una fine. Il segnale lampante di un mondo e di un’umanità tutta che procedono, vertiginosamente, verso una spaventosa involuzione (povero Darwin!); con l’Italia tra le prime nazioni a cadere.

PARTE I – APOCALISSI CINEMATOGRAFICHE

Il cinema – come l’arte, più in generale – è risultato, spesso, profetico e – anche in una tale situazione capace di scatenare paranoia (prima) e panico (dopo) – i film apocalittici – blockbuster, autoriali, indie – hanno anticipato un futuro o una fantascienza relativi al social system attuale; che, tuttavia, non ha quasi più nulla di fanta(stico) ed è, invece, pregno di tutta la palpabile consistenza della realtà che stiamo vivendo e guardando in faccia – direttamente con i nostri occhi e non più attraverso uno schermo. LEGGI TUTTO

2018, REVIEWS

“DOPO LA GUERRA” – Annarita Zambrano

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L’OMBRA DEL TERRORISMO

Bologna, Estate 2002. Marco – ex-terrorista italiano, condannato per omicidio e rifugiatosi in Francia, durante il governo Mitterand – rischia l’estradizione. Per scampare al carcere, decide di scappare e portare con sé la figlia Viola – con cui inizia la ricerca di una nuova casa – mentre gli effetti delle sue scelte continuano a ripercuotersi sui familiari rimasti in Italia.

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Dopo la guerra (After the War)” (2017) è l’opera prima di Annarita Zambrano: una co-produzione franco-italiana, che ha avuto la sua prima mondiale al Festival di Cannes 2017, in Un Certain Regard. Si tratta di un dramma politico, che gioca sull’opposizione dei punti di vista. LEGGI TUTTO

2017, REVIEWS

“MANIFESTO” – Julian Rosefeldt

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CITAZIONI D’ARTE

Per pubblicare un Manifesto devi volere che A,B e C si scagli contro 1,2 e 3. Io sono contro l’azione; sono per la continua contraddizione e anche per l’affermazione. Sto scrivendo un Manifesto perché non ho Nulla da Dire.

Philippe Soupault, Literature and the Rest (1920)

13 versioni di Cate Blanchett in un solo film. E’ troppo? Assolutamente no – né per lo spettatore né per l’interprete. Con questa premessa, si presenta “Manifesto” – particolarissima opera seconda di Julian Rosefeldtche, prima di essere un lungometraggio, era una video installazione esposta all’ACMI – Australian Centre for the Moving Image di Melbourne. LEGGI TUTTO